Finalmente si materializza il testimone:

un brianzolo, che dopo giorni di appelli e di ricerche si presenta alla polizia del suo paese, in Lombardia, e dice quel che ha – o avrebbe – visto sull’autostrada Messina-Palermo il 3 agosto.

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«Gioele era in braccio alla sua mamma», spiega il procuratore di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, riferendo il racconto dell’ormai famoso «turista del Nord» a cui erano stati rivolti appelli di ogni genere.

Il bambino di 4 anni che tutti cercano ma nessuno trova era dunque con Viviana Parisi, quando la donna ebbe un incidente sulla A20:

era con lei, in apparenti buone condizioni di salute, quando la donna – in maniera incomprensibile – decise di scavalcare il guard-rail e di scappare in aperta campagna.

È dunque lì, nei boschi e nelle macchie a volte impraticabili di Caronia, a ridosso dei piloni dell’autostrada, che bisogna continuare a cercare Gioele.

La mamma, la deejay che da Torino si era trasferita a Venetico, in provincia di Messina, per stare accanto al collega dj Daniele Mondello, era stata trovata morta cinque giorni dopo.

Ma oggi che ne sono passati dieci, dal rinvenimento del cadavere, di Gioele non c’è ancora traccia.

Il piccolo stava bene, era con la testa appoggiata alla spalla destra della 43enne, spiega Cavallo, parlando ancora della testimonianza raccolta «per rogatoria» dalla polizia.

E la donna aveva nei confronti del figlio un «atteggiamento protettivo».

Mentre dunque montavano le ricostruzioni sull’incidente che aveva indotto la Parisi a lasciare a piedi l’autostrada, in maniera perlomeno sconsiderata.

Abbandonando in una piazzola la propria Opel Corsa danneggiata dall’impatto con un furgone, ecco che spunta un testimone a far ripartire tutto da zero.

Per il procuratore l’uomo è attendibile.

Però fa tramontare l’ipotesi che Gioele, non assicurato al seggiolino, a sua volta non agganciato al sedile posteriore dell’auto, fosse morto nello scontro e che la mamma fosse andata a suicidarsi dopo averlo nascosto chissà dove.

Ricostruzione in sé poco aderente al verosimile.

E se è così, cioè se il bambino è sceso, in braccio alla mamma, nel canalone in cui poi, ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, la dj è stata ritrovata morta.

A maggior ragione torna l’interrogativo più inquietante: dov’è il bambino?

Il testimone e le altre persone che erano con lui hanno visto «la donna di fronte, che camminava in modo veloce, sul lato destro, verso un passaggio nel guard-rail dopo la galleria Pizzo Turda, al km 117.

Dove c’è un piccolo varco, hanno cercato di aiutarla, ma quando la signora è sparita dalla loro vista, hanno sospeso le ricerche».

Rimane in piedi l’esame del contesto familiare per capire le ragioni delle inquietudini di Viviana.

Si attenua, invece, l’ipotesi di un’aggressione da parte di animali selvatici: «non è quella privilegiata», dice Cavallo.

Viviana era in preda a una crisi mistica, affrontava un momento particolare, i familiari dicono che al bambino non avrebbe fatto mai del male: ma allora perché si è spinta in campagna?

Gli inquirenti escludono che fosse inseguita: «Al momento è da escludere», dice ancora Cavallo ma il fascicolo d’inchiesta è aperto per omicidio e sequestro di persona.

Le ricerche di Gioele continuano con cani molecolari e carabinieri specializzati nella caccia ai latitanti, che battono ogni anfratto vicino all’autostrada.

Ieri Daniele Mondello, il marito, assieme al proprio padre e al papà di Viviana, è andato in Procura per mettere in dubbio che il corpo sfigurato in volto, trovato nove giorni fa nelle campagne di Caronia, fosse veramente quello della moglie.

Ma gli inquirenti hanno ribadito che la vittima è proprio lei.

Unica concessione ai familiari, il permesso di partecipare personalmente alle ricerche.

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