• Dom. Ott 24th, 2021

Senza una gamba, guida i turisti su monti e scogliere: ecco la storia di Lino

Senza una gamba, guida i turisti su monti e scogliere: ecco la storia di Lino

“Mi piace l’avventura, dove la sfida non è con gli altri ma con se stessi”.

Lino Cianciotto, 58 anni, guida ambientale paralimpica, ha perso una gamba nel corso di un’escursione in montagna.

Ma non ha smesso di accompagnare i turisti negli impervi sentieri del centro della Sardegna o su quelli costieri a picco sul mare della ‘Costa delle miniere’, tra Buggerru e Fluminimaggiore, nella parte sud occidentale dell’isola.

Non ha mai pensato ad abbandonare l’attività

Non ha pensato neanche per un istante di abbandonare le passioni che lo hanno animato fin da giovane:

dalla speleologia alle arrampicate sui costoni rocciosi, dalla mountain bike alle escursioni in mare col kayak.

Ha rischiato di doversi fermare nel 2013 quando, mentre era impegnato ad accompagnare un gruppo in un tour fotografico, una roccia si staccò dalla parete finendogli addosso.

“Ho chiesto io che mi amputassero la gamba”

Ricoverato all’ospedale di Cagliari, perse la gamba destra.

“Ho chiesto io che la amputassero, perché era ormai compromessa, per riprendere subito la mia vita.

A cosa serve qualcosa che è solo un peso?”.

L’incidente è stato “una banalità, che però mi ha compromesso la gamba”, spiega.

“Ho chiesto ai medici: ma mi porterà ancora in giro o dovrò portarla io?

E quando mi hanno detto che l’avrei dovuta portare io, ho chiesto di tagliarla.

Come i contadini che eliminano i rami malati per il bene dell’albero”.

Dopo l’incidente anche il brevetto da sub

Una scelta fatta con “grande consapevolezza, e a oggi so che l’ho azzeccata”.

Sconforto, paura? “E di che? – risponde – anzi quando l’hanno tagliata sono rinato, perché non avevo più dolori.

Le scelte vanno razionalizzate, valutate con i professionisti, e poi si avvia il percorso”.

Lino Cianciotto si è ripreso la vita con ancora maggiore forza.

Non solo non ha rinunciato alle attività che faceva prima, ma ha anche preso il brevetto da subacqueo: “Era una cosa che rimandavo sempre”, spiega.

I genitori, di Fonni, nel Nuorese, si sono trasferiti nell’Iglesiente per lavoro.

Qui è cresciuto Cianciotto, lui e il suo amore per la montagna.

Una passione che ha poi trasformato in professione, fin dagli anni ’80.

Accompagnando le persone tra la natura e ‘traducendo’ ciò che il territorio esprime.

Spiega che “la guida non si limita ad accompagnare le persone, racconta il territorio, offre i codici di lettura per aiutare le persone a comprenderlo”.

E sono numerosi gli appassionati di montagna che arrivano nell’isola.

Scoprire l’isola la di là delle spiagge

Lui accompagna soprattutto gruppi di italiani a cui fa scoprire che la Sardegna non è fatta solo di lunghe distese di spiaggia.

Ma è un territorio ricco anche di coste ed entroterra.

È una nuova frontiera del turismo che va oltre i mesi estivi: “L’estate per me è bassa stagione”, spiega.

Già adesso, gli amanti della montagna conoscono la ricchezza dell’isola:

sono numerosi gli escursionisti legati al Club alpino di Milano che scelgono come meta la Sardegna.

Perché questo tipo di turismo si consolidi, però, è necessario che “operatori e istituzioni lavorino per costruire un progetto di comunicazione”.

‘Raccontare’ la Sardegna ai turisti

Da anni, Cianciotto fa conoscere la Sardegna con le sue fotografie (collabora con alcune agenzie e ha pubblicato diversi libri), e la racconta ai turisti che scelgono di visitare i luoghi più incontaminati.

Potrà parlare della sua vita e dei suoi viaggi il 21 agosto, in occasione della seconda edizione del cinema di viaggio ‘Andaras Film Festival’, che andrà in scena a Fluminimaggiore dal 19 al 23 agosto.

Parlerà di sé, dei suoi percorsi, come la ‘rotta dei tonni in Kayak’, la ’24 ore Gennargentu’, la ‘Costa delle miniere’ il cui nome è stato coniato proprio da lui nel 2006.

“Racconterò come questo tipo di esperienze aprono nuove frontiere – ci anticipa – del perché andiamo in un posto.

Io da bambino sognavo di andare nei luoghi di cui leggevo, e quindi di come tradurre un desiderio in fatti, senza falsare la realtà del posto”.

È importante conoscere e far conoscere l’autenticità dei luoghi “che non devono vestirsi di folklore per compiacere i turisti”.

Quando parla di sé, Cianciotto non può che parlare anche della sua terra e del suo lavoro:

“Il turista cerca la genuinità, l’autenticità, e quando rispettiamo i nostri luoghi, la nostra identità e vocazione, questi luoghi diventano più attrattivi”.

E attirano “un turismo che rispetta il territorio, che cerca quei valori”.