Sin dagli albori della giurisprudenza, tribunali e altre figure autoritarie si sono schierate con le madri biologiche nella maggior parte delle questioni relative alla custodia dei figli.

Nel corso di migliaia di anni, è stata rivelata la dura e brutta verità:

alcune donne sentono il diritto di proprietà sui propri figli solo perché biologicamente hanno partorito.

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Indipendentemente dal modello di crescita genitoriale.

Si presumeva sempre semplicemente che, poiché una donna partoriva, era meglio predisposta ad essere genitore.

Fortunatamente, la società e i tribunali stanno finalmente imparando questa lezione e non è più scontato che una madre biologica prevarrebbe in un tribunale familiare.

I padri che non sono in grado di dare alla luce un figlio non significa che non sia almeno un genitore euguale.

Ha contribuito al processo e metà del DNA del bambino condiviso può essere attribuito al papà.

A meno che uno o entrambi i genitori non siano davvero una persona cattiva, i bambini meritano l’opportunità di conoscere e sperimentare ciascuno dei genitori allo stesso modo.

Dovrebbero essere in grado di determinare da soli che tipo di persona può essere ciascuno dei loro genitori e in che misura vogliono che quel genitore sia coinvolto nella loro vita.

Poche cose mi spezzano il cuore come vedere i co-genitori colpire emotivamente l’un l’altro i loro figli  quando sono insieme a loro.

Il fatto che non si piacciano a vicenda ha davvero poco, se non altro, a che fare con i figli.

Quindi l’opinione che un genitore ha dell’altro non dovrebbe influenzare la relazione tra i genitori e quel figlio.

Mentre ci sono molte persone che scelgono di essere genitori single e di adottare o cercare altri tipi di assistenza da parte di terzi, se entrambi i genitori desiderano essere coinvolti, ognuno dovrebbe avere la stessa considerazione.

Un esempio di situazione di genitori con figli separati:

La mamma sapeva che il papà aveva una nuova ragazza ed era decisamente contraria al fatto che suo figlio fosse soggetto a questa nuova donna nella vita di papà.

La situazione si fece pesante e il papà alla fine ha rinunciato e non ha visto suo figlio perché la mamma ha chiesto che ogni visita fosse alle sue condizioni.

Due settimane dopo, questa stessa madre chiamò il suo avvocato, in lacrime, perché il papà aveva scoperto che la madre (ex compagna) stava incontrando periodicamente  un’altro uomo.

E glielo proibì dicendo che il loro figlio in comune non era autorizzato a stare con questo nuovo uomo.

Un doppio gioco? Sì, se mai ce ne fosse stato uno.

Si è visto in tribunali molti genitori, madri e padri allo stesso modo, combattere con denti e unghie per rimuovere l’altro genitore dalla vita dei loro figli condivisi.

Queste persone (genitori) progettano e mentono.

Producono prove e talvolta richiedono l’aiuto di altri per parlare male del genitore avversario.

Una volta che hanno avuto successo nella ricerca, alcuni di questi stessi genitori si lamentano di quanto sia incredibilmente difficile allevare bambini senza assistenza.

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Ogni padre ha diritto come ogni madre di potere crescere in amore e armonia il proprio figlio comune.

Non nel Medioevo né tanto meno nel periodo della Grande guerra o nel dopoguerra, quando i padri erano dediti ad altro e raramente frequentavano e si godevano i figli.

E le madri accudivano i figli. Tempi in cui l’unica figura di riferimento era la madre, dominava la scena.

Oggi se ci si guarda intorno ci si imbatte in una gamma incantevole

(perché è un incanto, è un dono, prendersi cura dei figli: amarli, crescerli, educarli, accompagnarli durante il loro percorso)

di padri amorevoli, entusiasti, felici, delicati, pieni di attenzioni verso i figli.

Li vedi con il bebè nel marsupio, nello zaino, alla guida dei passeggini, al parco.

Saltellanti, scattanti, gioiosi, sorridenti. Ovunque.

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Certo, ci sono anche tanti papà inadeguati.

Così come tante mamme inadeguate.

Sapere dunque che un “papà” in tribunale non abbia pari tutela perché l’orientamento dominante è questo ha dell’incredibile.

Perché il papà viene dopo. Sempre. Anche se i figli non sono infanti.

Con la supponenza pure di non renderli infranti.

Un orientamento assolutamente dominante (rarissimi i provvedimenti di affidamento condiviso paritario) che si pone, a mio avviso, in spregio imbarazzante del sacro diritto di uguaglianza.

Che viola, infrange, piega i diritti bigenitoriali e genitoriali.

Ma perché mai un genitore che frequenta i figli continuamente e pariteticamente, se ne prende cura, dinanzi alla separazione deve essere recluso nel recinto del 15% dei tempi di frequentazione.

Ogni padre ha diritto come ogni madre di potere crescere in amore e armonia il proprio figlio comune.

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