Bassetti ha poi spiegato le modalità di trasmissione della variante andina dell’Hantavirus. Il contagio avverrebbe per via aerosol, attraverso particelle respiratorie emesse parlando, respirando o tossendo.
“Se si sta vicino a una persona infetta, si mangia accanto a lei o si condivide una cabina, il rischio di trasmissione esiste”, ha chiarito il medico. Un meccanismo che inevitabilmente ha riportato alla memoria degli italiani le dinamiche vissute durante la pandemia da Coronavirus.
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Tuttavia, secondo Bassetti, esistono differenze importanti rispetto al Covid. La prima riguarda la contagiosità: l’Hantavirus avrebbe una capacità di diffusione molto più bassa rispetto alle varianti più aggressive del Coronavirus.
La mortalità spaventa gli esperti
Il dato che più preoccupa gli specialisti riguarda però la mortalità. Secondo quanto spiegato da Bassetti, la variante andina dell’Hantavirus potrebbe avere un tasso di letalità compreso tra il 30% e il 50%, numeri nettamente superiori rispetto a quelli registrati durante la fase più dura del Covid.
“È meno contagioso ma molto più letale”, ha spiegato il medico, descrivendo un quadro clinico che inizialmente può sembrare simile a una normale influenza.
I primi sintomi comprenderebbero febbre, tosse leggera e malessere generale. Successivamente, però, il virus potrebbe provocare una gravissima polmonite interstiziale con insufficienza respiratoria. Nei casi più severi potrebbe comparire anche un interessamento renale, fattore che aumenterebbe ulteriormente il rischio di mortalità.
Il nodo vaccini e i controlli negli ospedali
Attualmente non esiste un vaccino approvato contro questa variante dell’Hantavirus. Bassetti ha spiegato che alcune aziende starebbero lavorando a soluzioni basate sulla tecnologia mRna, ma eventuali risultati concreti non arriverebbero prima della metà del 2027.
Nel frattempo, secondo l’infettivologo, la priorità assoluta resta il tracciamento dei possibili contatti e il potenziamento della capacità diagnostica degli ospedali italiani.
“Se ci si trova davanti a una polmonite anomala bisogna togliersi subito il dubbio”, ha sottolineato Bassetti, auspicando che i principali ospedali italiani si attrezzino rapidamente per eseguire i test necessari.
Per il medico, quanto sta accadendo rappresenta anche una prova per capire se il sistema sanitario internazionale abbia davvero imparato qualcosa dagli errori e dalle difficoltà affrontate durante il Covid.