Garlasco, Marco Poggi definito “ostile” nelle carte della Procura: cos’è successo

Gli inquirenti sottolineano anche una “modificazione” del contenuto delle testimonianze rese nell’arco di diciotto anni — cambiamenti che sarebbero stati confermati fino a soli due mesi prima dell’interrogatorio in questione. Un elemento che la Procura ritiene rilevante per la ricostruzione complessiva.

Sempio si avvale della facoltà di non rispondere

Nel frattempo, Andrea Sempio si era presentato in Procura per l’interrogatorio del 6 maggio — quasi quattro ore. Ma aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Una decisione legittima, ma che in un caso così mediatico pesa inevitabilmente anche sul piano dell’opinione pubblica. La Procura aveva comunque proceduto a mostrargli le prove raccolte in un anno e mezzo di indagini: DNA, impronta 33, intercettazione in auto, chat di “Andreas”.

Le prove contro Sempio: il quadro completo

L’impianto accusatorio della Procura di Pavia si regge su diversi pilastri. Il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi è compatibile con la linea maschile di Sempio — anche se la genetista Denise Albani ha precisato che è impossibile stabilire se derivi da contatto diretto o indiretto. La cosiddetta impronta 33, trovata sulla scala della cantina dove Chiara fu ulteriormente colpita, viene attribuita dai consulenti dell’accusa a Sempio — e contestata da quelli della difesa.

C’è poi l’intercettazione ambientale registrata nella sua auto il 14 aprile 2025: “Ho visto il video di Chiara e Alberto”, dice Sempio parlando da solo. Una frase che contraddice la sua versione — quella di aver chiamato per sbaglio casa Poggi cercando Marco e di aver parlato pochi secondi con Chiara. E infine le chat di “Andreas”, con riferimenti ad aggressività, ossessioni e perdita di controllo: materiale che gli inquirenti utilizzano per delineare un profilo, ma che la difesa ha sempre contestato come non collegabile all’omicidio.

La strada verso il rinvio a giudizio — e la revisione per Stasi

Con la chiusura delle indagini si apre la fase che precede la possibile richiesta di rinvio a giudizio. Il procuratore Fabio Napoleone ha già annunciato che gli atti saranno inoltrati alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni per l’eventuale avvio della procedura di revisione del processo che ha condannato Alberto Stasi nel 2015. Garlasco — quasi vent’anni dopo quella mattina del 13 agosto 2007 — si prepara a un nuovo capitolo.

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