Il caso Garlasco non smette di sorprendere. Mentre la Procura di Pavia ha appena chiuso le indagini su Andrea Sempio — accusato di omicidio aggravato come unico responsabile della morte di Chiara Poggi — dalle carte dell’inchiesta emerge un passaggio su Marco Poggi, fratello della vittima, che è destinato a far discutere.
I carabinieri lo descrivono come “ostile” durante gli interrogatori, impegnato in una “costante difesa d’ufficio di Andrea Sempio”. E le sue testimonianze avrebbero subito modifiche significative nell’arco di diciotto anni.
Leggi anche:Meloni-Trump, spunta l’audio ufficiale: le parole choc del Presidente
Leggi anche:Cristiano Malgioglio ha detto SI: chi è il giovane uomo che ha sposato
Leggi anche:La zia delle sorelle scomparse rivela tutto
“Non riesco nemmeno a finire la frase”: le parole di Marco Poggi

Durante l’interrogatorio del 20 maggio 2025, Marco Poggi avrebbe pronunciato parole che gli inquirenti hanno annotato come significative: “Io capisco che fate il vostro lavoro però in questa situazione mi state influenzando, non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive… omissis… non riesco neanche a finire la frase”. Una risposta che, nelle valutazioni degli investigatori, si inserisce in un quadro più ampio di resistenza alle domande e di protezione nei confronti dell’indagato.
Gli inquirenti sottolineano anche una “modificazione” del contenuto delle testimonianze rese nell’arco di diciotto anni — cambiamenti che sarebbero stati confermati fino a soli due mesi prima dell’interrogatorio in questione. Un elemento che la Procura ritiene rilevante per la ricostruzione complessiva.
Sempio si avvale della facoltà di non rispondere
Nel frattempo, Andrea Sempio si era presentato in Procura per l’interrogatorio del 6 maggio — quasi quattro ore. Ma aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Una decisione legittima, ma che in un caso così mediatico pesa inevitabilmente anche sul piano dell’opinione pubblica. La Procura aveva comunque proceduto a mostrargli le prove raccolte in un anno e mezzo di indagini: DNA, impronta 33, intercettazione in auto, chat di “Andreas”.
Le prove contro Sempio: il quadro completo
L’impianto accusatorio della Procura di Pavia si regge su diversi pilastri. Il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi è compatibile con la linea maschile di Sempio — anche se la genetista Denise Albani ha precisato che è impossibile stabilire se derivi da contatto diretto o indiretto. La cosiddetta impronta 33, trovata sulla scala della cantina dove Chiara fu ulteriormente colpita, viene attribuita dai consulenti dell’accusa a Sempio — e contestata da quelli della difesa.
C’è poi l’intercettazione ambientale registrata nella sua auto il 14 aprile 2025: “Ho visto il video di Chiara e Alberto”, dice Sempio parlando da solo. Una frase che contraddice la sua versione — quella di aver chiamato per sbaglio casa Poggi cercando Marco e di aver parlato pochi secondi con Chiara. E infine le chat di “Andreas”, con riferimenti ad aggressività, ossessioni e perdita di controllo: materiale che gli inquirenti utilizzano per delineare un profilo, ma che la difesa ha sempre contestato come non collegabile all’omicidio.
La strada verso il rinvio a giudizio — e la revisione per Stasi
Con la chiusura delle indagini si apre la fase che precede la possibile richiesta di rinvio a giudizio. Il procuratore Fabio Napoleone ha già annunciato che gli atti saranno inoltrati alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni per l’eventuale avvio della procedura di revisione del processo che ha condannato Alberto Stasi nel 2015. Garlasco — quasi vent’anni dopo quella mattina del 13 agosto 2007 — si prepara a un nuovo capitolo.