Garlasco e il maxi risarcimento a Stasi: interviene Selvaggia Lucarelli

Il caso del delitto di Garlasco continua ad essere al centro delle polemiche. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la nuova indagine che vede coinvolto Andrea Sempio ha riaperto interrogativi, polemiche e scenari che fino a pochi mesi fa sembravano ormai chiusi definitivamente.

Al centro del dibattito c’è soprattutto il futuro giudiziario di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Con la Procura di Pavia che oggi torna a indagare su un’altra persona, si torna inevitabilmente a parlare anche di possibile revisione del processo.

Il tema della revisione del processo

Secondo l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, storico legale della famiglia Poggi, al momento non ci sarebbero elementi sufficienti per “scardinare” la sentenza definitiva contro Stasi. Il legale sostiene infatti che le nuove consulenze depositate dagli investigatori non conterrebbero prove tali da mettere realmente in crisi l’impianto accusatorio costruito negli anni.

Tra i punti più discussi resta la cosiddetta “impronta 33”, la traccia che gli investigatori attribuirebbero ad Andrea Sempio e che la difesa contesta duramente. Proprio su questo elemento potrebbe concentrarsi una parte importante del futuro scontro giudiziario.

Nel frattempo però cresce il dibattito pubblico sulla possibilità che, in caso di revisione e assoluzione, Alberto Stasi possa ottenere un risarcimento milionario per ingiusta detenzione.

Quanto potrebbe ottenere Alberto Stasi

A spiegare gli scenari giuridici è stato l’avvocato Giuseppe Ledda, componente dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Secondo il penalista, la revisione di una sentenza definitiva resta un procedimento estremamente complesso e raro, ma nel caso in cui la condanna venisse annullata potrebbero aprirsi diverse strade risarcitorie.

La prima riguarderebbe l’ingiusta detenzione. In Italia il risarcimento viene calcolato su base giornaliera e può arrivare fino a circa 235 euro al giorno, con un tetto massimo superiore ai 515 mila euro.

Ma non sarebbe l’unica ipotesi. Qualora venissero riconosciuti ulteriori danni morali, esistenziali o professionali, Stasi potrebbe anche intentare una causa civile contro lo Stato italiano chiedendo cifre molto più alte. In questo caso si parla potenzialmente di milioni di euro.

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