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COVID: dopo la guarigione si può sviluppare questa sindrome:

COVID: dopo la guarigione si può sviluppare una SINDROME CRONICA. Torna a parlare Anthony Fauci, immunologo di fama mondiale e capo dell’emergenza coronavirus negli USA.

E lo fa su un argomento piuttosto delicato, ovvero quello degli strascichi che il COVID-19 lascia in coloro che sono guariti dall’infezione.
Dopo la guarigione, si legge anche sul quotidiano Repubblica, sembra che si possa sviluppare una sindrome cronica. Di cosa si tratta?

E’ un disturbo molto complesso caratterizzato da un senso di fatica persistente (non si attenua con il riposo) e inspiegabile (non è correlato a problematiche di salute o ad attività fisiche intense).

Nonostante numerosi studi in merito, non sono ancora state individuate le cause di questa sindrome da stanchezza cronica. Si ritiene, tuttavia, che essa dipenda da: infezioni di tipo virale (virus di Epstein-Barr, Herpesvirus umano 6, virus della leucemia del topo), condizioni psicologiche alterate (forte stress, traumi emotivi) e sbilanciamenti ormonali (presenza di valori anormali dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene).

Infine, non si devono sottovalutare alcuni difetti del sistema immunitario.

Fauci ha spiegato che uno dei sintomi cardine della sindrome da stanchezza cronica è una sensazione di fatica che si protrae nel tempo e che tende a peggiorare in maniera drastica dopo un’intensa attività fisica e/o mentale.

A questa manifestazione possono, altresì, associarsi altri segni clinici tra cui: mal di testa intenso, dolori muscolari immotivati, artralgia, deficit di memoria e concentrazione. E ancora: mal di gola ricorrente, sonno agitato e non ristoratore, linfonodi ingrossati del collo e delle ascelle.

Quando la stanchezza diventa eccessiva, il malato non è più in grado di vivere normalmente la quotidianità. Fatica a muoversi, resta spesso a letto, gli riesce persino difficile allontanarsi dalla propria abitazione.

Questa condizione, che inevitabilmente comporta un isolamento dal contesto sociale, può portarlo a soffrire di depressione.

La pericolosità del COVID-19 sembra dunque non esaurirsi con l’ultimo tampone negativo. Sono tante, infatti, le persone che, una volta ufficialmente “guarite”, sono costrette a lottare contro sintomi cronici, con la qualità della vita che risulta indubbiamente peggiorata.