Antonietta Coletta , la maestra che si è inventata i coupon per “abbracciare” i suoi alunni

“Contano gli sguardi e i sorrisi, anche da lontano”: Antonietta Coletta ha pensato a mille modi per rispettare le norme anti-Covid senza privare i suoi bimbi di vicinanza ed emozioni.

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“Metterò la musica in classe. Non si potrà cantare, ma lo faremo ognuno dentro di noi”

MODENA

“In classe non potremo più cantare”, persino questo è rischioso col covid, anche indossando la mascherina.

“Ma la musica ci sarà ugualmente: io e i miei bimbi la ascolteremo, e canteremo dentro di noi”.

Antonietta Coletta, che tutti chiamano Antonella, 44 anni, maestra alla scuola Anna Frank di Montale, è così, positiva e propositiva, un vulcano di idee;

si sta rimboccando le maniche perché il nuovo anno scolastico sia pieno di emozioni positive per i suoi alunni, i bambini che inizieranno la prima elementare.

“Alle mie colleghe ho detto: non dobbiamo dirci ‘questo non lo dobbiamo fare’, ma piuttosto: ‘facciamo questo'”.

Reinventare la didattica, la gestione degli spazi, ma soprattutto mantenere il contatto con i bambini, “tenere con loro un filo, fare squadra”.

Quel filo che spesso si è interrotto con la chiusura delle scuole, che faticosamente si è recuperato attraverso lo schermo di un computer nei lunghi mesi di didattica a distanza.

Per questo Antonietta ha pensato a una piccola soluzione per creare un ponte con i bambini, per far sentire loro la maestra vicina, anche se non li potrà abbracciare nei momenti di sconforto.

Si è inventata dei coupon, simili a quelli che regalano al supermercato:

in omaggio non c’è il campioncino di un prodotto o uno sconto sull’acquisto, ma un abbraccio, una stretta di mano, seppur virtuale.

Un contatto “a distanza”, per forza di cose, “ma come si dice: contano i fatti, e allora contano gli sguardi, i sorrisi da lontano”.

Uno dei coupon creati dalla maestra Antonietta Coletta

Ed ecco quindi un coupon che vale un “Ti prendo per mano”. “Ritaglia questo tagliando quando ne sentirai il bisogno.

La maestra ti prenderà per mano anche da lontano!”, è scritto nelle istruzioni; oppure “un abbraccio coccoloso da lontano”, e in entrambi i casi, è precisato sul tagliando, “le scorte sono illimitate”.

Maestra Antonietta ha pensato anche a coupon che stimolino l’iniziativa dei bambini:

“Un’attività divertente che vorresti proporre alla classe”, “un laboratorio creativo”, “un ballo di gruppo ‘a distanza ideato da te”, “la visione di un film o un cartone tutti assieme”, “una lettura che vedrà te come protagonista e animatore”.

Tagliandi da riscattare “quando la maestra ti dirà che è giunto il momento di un premio per te”.

Sono idee (scaricabili gratuitamente dalla sua seguitissima pagina Facebook) cui Antonietta ha pensato per questo nuovo inizio così difficile.

Come quella di consegnare un cuore ai genitori dei più piccoli, sui quali papà e mamma potranno scrivere una frase d’incoraggiamento:

alla prima campanella i bimbi lo terranno nello zaino, sapranno che quel cuore, quelle parole sono lì a dare loro coraggio e fiducia.

“Sono un’insegnante, lavoro con la parte più bella del mondo: i bambini.

Bambini che però hanno lasciato la scuola a febbraio”, in modo così brusco.

E ora tornano sui banchi con tante regole e altrettante limitazioni che prima non esistevano.

“L’anno scorso salutavo i miei scolari di quinta con un abbraccio e una frase motivazionale.

Ora cambierà l’atteggiamento di accoglienza, ma ci reinventeremo, mano a mano impareremo come fare, e i bambini ci daranno una mano”.

L’entusiasmo di Antonietta Coletta è tanto, è colorato quanto la sua pagina Instagram, ma c’è il grande rammarico “di non poter abbracciare questi bambini.

Starò loro vicino con le dovute precauzioni, ma se col coronavirus cambia l’idea di scuola, non deve cambiare la capacità di includere tutti”.

Antonietta si immagina i primi giorni in classe: “I bambini devono avere il tempo per giocare, per riscoprire i compagni”.

Lo vuole ricordare “ai genitori, che hanno comprensibilmente l’ansia di recuperare il programma.

Ma ci sarà tempo anche per quello”.

Prima c’è da restituire ai più piccoli il piacere e l’emozione di essere “una squadra”, una parte di quel tutto che chiamiamo scuola.

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