Wisconsin, la polizia spara a un afroamericano in auto davanti ai 3 figli.

Riparte la protesta – il video

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L’avvocato della famiglia Floyd ha commentato:

«Quei ragazzi hanno visto un agente di polizia sparare a loro padre. Rimarranno traumatizzati per tutta la vita»

Dopo George Floyd e Ramon Timothy Lopez ancora un altro video denuncia la violenza della polizia degli Stati Uniti.

Questa volta è successo a Kenosha, in Wisconsin.

Nelle immagini pubblicate su Twitter da Kristen Clarke si vede un uomo afroamericano mentre sta salendo in auto, seguito da una squadra di agenti della polizia.

Uno di questi lo afferra per la canottiera e gli spara sette colpi di pistola alla schiena.

Dopo la diffusione del video sono ricominciate gli scontri contro la polizia.

Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo si chiamerebbe Jacob Blake e avrebbe 29 anni.

Dopo la sparatoria Blake sarebbe stato portato in ospedale in gravi condizioni.

Non è chiaro infatti quanti colpi lo abbiano raggiunto.

Ben Crump, l’avvocato che segue la famiglia Floyd ha spiegato che l’aggressione da parte della polizia è avvenuta mentre i tre figli di Jacob erano ancora sull’auto:

«Hanno visto un agente di polizia sparare a loro padre.

Rimarranno traumatizzati per tutta la vita»

 

I FATTI:

È domenica pomeriggio.

Da una casa qualcuno sente delle urla e inizia a riprendere quel che avviene in strada.

Intorno a un Suv grigio ci sono alcuni afroamericani e, sul marciapiede, tre poliziotti bianchi:

gridano qualcosa a un uomo nero, canotta bianca e pantaloncini, in piedi di spalle.

Jacob Blake, 29 anni, non si ferma. Un agente gli sta già puntando una pistola, ma lui continua a camminare.

Fa il giro dell’auto, su cui si trovano i suoi tre figli di 3, 5 e 8 anni, e quando apre la portiera del guidatore, mentre intorno tutti gridano, l’agente più vicino lo tira per la maglia e comincia a sparargli:

uno, due, tre, sette colpi alla schiena, letteralmente da due passi.

Blake viene portato in ospedale a Milwaukee con un aereo: si trova in condizioni «gravi ma stabili».

Di quei 19 secondi di video molto resta da capire:

quanti poliziotti aprano il fuoco (se uno o due) e soprattutto perché, visto che erano intervenuti per un «incidente domestico», probabilmente una lite tra due donne, che Blake — hanno raccontato i testimoni — aveva tentato di sedare.

I due poliziotti coinvolti sono stati messi in congedo finché il dipartimento di Giustizia non fornirà un rapporto (entro 30 giorni) ai procuratori: per ora non hanno dato altre spiegazioni.

I parenti del 29enne si sono messi in mano all’avvocato della famiglia Floyd, Ben Crump, specializzato in diritti civili: «Gli hanno sparato a bruciapelo, davanti ai suoi figli.

Saranno traumatizzati per sempre».

Nella zona si conterebbero 18 morti simili negli ultimi vent’anni per mano degli agenti: quasi nessuno è stato condannato, scrive un giornale locale.

Quei 7 spari fanno in poche ore il giro dei social americani.

E a Kenosha suscitano la rabbia di migliaia di persone che già domenica sera si radunano sul luogo dell’incidente, sfidano i caschi, gli scudi e i manganelli, e marciano verso la stazione di polizia lanciando molotov e mattoni.

La vita di Blake intanto è già finita nel dibattito politico.

Il governatore democratico del Wisconsin, Tony Evers, condanna l’uso «eccessivo della forza» contro un afroamericano.

«non certo il primo a essere ferito, colpito, o ucciso senza pietà nelle mani delle forze dell’ordine».

Ma molti repubblicani lo criticano per essersi sbilanciato «senza sapere cosa sia accaduto davvero».

Per Joe Biden ci sono solo «dolore e indignazione».

La stessa di LeBron James, che su Twitter scrive: «E vi chiedete ancora perché diciamo quello che diciamo sulla polizia? Vogliamo giustizia».

 

 

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