Chi ha ucciso Willy Monteiro Duarte a Colleferro, come e perché?

Dal commento su Azzurra Biasotti ai racconti dei testimoni: la ricostruzione dell’omicidio e tutti i punti oscuri

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Ucciso a calci e pugni con gli «aggressori che gli salivano sul corpo quando era ormai inerme».

Ci sono quattro giovani agli arresti per l’atroce morte di Willy Monteiro Duarte.

Sono Gabriele Bianchi, 26 anni; suo fratello Marco Bianchi, 24 anni; Mario Pincarelli, 22 anni; Francesco Belleggia, 23 anni, che ha ottenuto gli arresti domiciliari.

Ma l’inchiesta non è chiusa, ci sono altre persone che potrebbero essere indagate, dettagli che vanno chiariti soprattutto per decidere se la contestazione di omicidio preterintenzionale può essere aggravata in omicidio volontario.

Per farlo carabinieri e magistrati stanno riesaminando le testimonianze di chi era la notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre in largo santa Caterina a Colleferro, eseguendo rilievi sui reperti acquisiti, verificando gli spostamenti degli indagati.

I punti oscuri della vicenda

Rimangono da individuare tutti i partecipanti alla rissa, ma in questa vicenda ci sono ancora altri punti oscuri.

Perché i fratelli Bianchi che avevano numerosi precedenti di risse e violenze continuavano ad agire indisturbati?

Se l’ambulanza fosse arrivata prima Willy poteva essere salvato?

Come mai, nonostante i divieti di assembramento previsti dalle norme anti Covid la piazza di Colleferro era piena di persone?

Il commento volgare su Azzurra Biasotti

Federico Zurma è un testimone importante anche perché è l’amico che Willy voleva aiutare quando si è accorto che stava litigando con altri giovani.

È lui a rivelare il “futile motivo” che ha scatenato l’infermo in quella piazza: «Le mie amiche Azzurra, Ludovica e Rebecca mi riferivano di essere state apostrofate in modo volgare da alcuni ragazzi lì sul posto».

Il commento sulle ragazze, forse un bacio lanciato con la mano, arriva da uno dei ragazzi che sono fermi nella piazza con Francesco Belleggia.

Zurma lo conferma: «Io e il mio amico Alessandro Rosati ci siamo fatti indicare chi fossero i ragazzi che le avevano importunate e siamo andati da loro a chiedere conto.

Il mio amico Alessandro li riconosceva per dei ragazzi di Artena.

Ci scambiavamo qualche battuta dopodiché uno di loro mi veniva incontro dicendomi perché lo stessi fissando.

Avevamo un diverbio quando all’improvviso questo ragazzo mi colpiva con un pugno al volto facendomi rovinare sulle scale».

Rosati racconta una versione diversa perché sostiene che dopo essersi avvicinato «il ragazzo si è scusato dicendo che non era stato lui ma un suo amico che mi indicava.

Io andavo via ma mi accorgevo che mancava il mio amico Federico Zurma che era stato colpito e stava cadendo dalle scale».

L’orario della lite viene fissato tra le 3 e le 3,30.

L’arrivo di Willy Monteiro

Aggiunge Zurma: «Finita la lite tra me e il ragazzo notavo che a distanza di pochi metri da noi si era creato un altro parapiglia tra altri ragazzi che stavano litigando esattamente sulla strada vicino l’edicola.

Qualcuno mi urlava che il mio amico Willy coinvolto nel parapiglia si trovava steso a terra, facendomi spazio tra la gente in effetti notavo Willy a terra sul marciapiede preso da spasmi tipo convulsioni.

Attorno a lui c’era una moltitudine di persone e ricordo che qualcuno ha provato a soccorrerlo e rianimarlo».

Che cosa è accaduto lo racconta Emanuele Cenciarelli: «All’1,30 circa insieme a Willy e altri amici giungevamo a Colleferro e ci intrattenevamo per un paio d’ore fino a circa le 3 quando decidevamo di andarcene per tornare a Paliano.

Ci allontanavamo a piedi verso le nostre macchine quando Willy vedeva un ragazzo che mi diceva essere un suo vecchio compagno di scuola il quale stava discutendo animatamente con un altro ragazzo che non conosco.

A quel punto Willy si avvicinava al suo vecchio compagno di scuola per capire cosa stesse accadendo e se avesse bisogno di aiuto… cercavo di dissuadere Willy dall’interessarsi alla vicenda aggiungendo che ritenevo opportuno andarcene a casa.

Willy mi assecondava e ci incamminavamo verso la sua auto».

L’arrivo di Gabriele e Marco Bianchi

Il gruppo di Willy non sa che Michele Cerquozzi ha già chiamato i fratelli Bianchi. Perché lo ha fatto?

Gabriele e Marco Bianchi negli ultimi tre anni sono stati coinvolti in numerose risse.

Marco Bianchi è stato coinvolto in cinque risse, ha precedenti per spaccio di stupefacenti, lesioni, rissa, porto oggetti atti ad offendere.

Gabriele Bianchi è stato coinvolto in tre risse, ha precedenti per spaccio di stupefacenti, lesioni, minaccia.

Sono stati chiamati per una spedizione punitiva?

Racconta Cenciarelli: «Senza che io e Willy potessimo accorgerci di ciò che stava accadendo venivamo entrambi aggrediti da alcuni ragazzi tra i quali riconoscevo subito i due che stavano poco prima discutendo con Federico l’amico di Willy.

Ricordo subito l’immagine di Willy steso a terra circondato da 4 o 5 ragazzi che lo colpivano violentemente con calci pugni.

Il mio istinto di protezione mi spingeva a gettarmi addosso Willy per cercare di proteggerlo dai colpi che stava ricevendo, urlando agli aggressori che io e Willy non c’entravamo niente con quanto eventualmente era accaduto prima.

Le mie richieste venivano nel vuoto tanto che io stesso venivo colpito da calci e pugni sempre dagli stessi ragazzi che avevano aggredito Willy».

Venivano chiamati i soccorsi e io e Alessandro andavamo via anche perché lui aveva riconosciuto gli aggressori di Willy e mi suggeriva di allontanarmi il prima possibile per non incorrere in ulteriori violenze.

Ricordo che il ragazzo che mi ha sferrato il pugno aveva l’avambraccio sinistro ingessato e i capelli corti e scuri».

Rosati conferma questa versione e spiega anche di essersi «avvicinato a uno di quei ragazzi che conoscevo e con calma ho chiesto spiegazioni del perché avesse proferito parole poco carine nei confronti delle ragazze e lui si è subito scusato dicendo che non era stato lui».

Federico Zurma e gli altri amici di Willy Monteiro

Federico Zurma dice che «quando venivano chiamati i soccorsi io e Alessandro andavamo via anche perché lui aveva riconosciuto gli aggressori di Willy e mi suggeriva di allontanarmi il prima possibile per non incorrere in ulteriori violenze».

Un altro testimoni racconta di essersi nascosto dietro una macchina perché aveva paura.

Quanto basta per dimostrare che i due fratelli erano conosciuti come violenti.

Perché nonostante i precedenti non era scattato nei loro confronti alcun provvedimento?

I fratelli Bianchi e il sesso al cimitero

Al momento della telefonata i Bianchi sono poco lontani.

Scrive il giudice: «Marco Bianchi riferiva di essersi allontanato dal pub in compagnia del fratello, di un amico e di tre ragazze delle quali non sapeva riferire il nome e che mentre stavano consumando un rapporto sessuale vicino al cimitero, ricevevano una telefonata da parte del loro amico Michele Cerquozzi che gli chiedeva di intervenire in loro soccorso a Colleferro».

Il giovane che sta con loro al cimitero è Vittorio Tondinelli, il quinto indagato, ma estraneo alla rissa.

Quando i tre arrivano a Colleferro trovano Belleggia.

Dichiara Marco Bianchi: «Io ho spinto Willy perché stava discutendo in gruppo, poi mi sono allontanato.

Non ho dato nessun colpo.

Pincarelli e Belleggia non hanno dato colpi.

Willy è caduto sotto la mia spinta ma poi si è alzato e io sono andato via… C’erano tante persone, non ho visto chi ha colpito Willy».

La spedizione punitiva

Il fatto che siano arrivati subito dopo la telefonata dell’amico avvalora l’ipotesi della spedizione punitiva ed è proprio questo particolare che rafforza la possibilità che l’accusa si trasformi in omicidio volontario.

I video e gli altri indagati

Esiste un video ripreso dalle telecamere della piazza ma è molto buio e non consente di individuare tutti i ragazzi che si sono accaniti contro Willy.

I testimoni parlano di cinque persone, ma la quinta non è stata ancora identificata.

E in ogni caso potrebbero esserci altri giovani convolti nella rissa per i quali può scattare la stessa accusa di omicidio contestata agli arrestati o il favoreggiamento.

40 minuti per i soccorsi

Prima dell’arrivo dell’ambulanza sono state fatte nove telefonate e l’ambulanza è arrivata dopo quaranta minuti.

I testimoni dicono che Willy era ormai privo di conoscenza.

Ma tra le circostanze da accertare c’è anche se la tempestività nei soccorsi avrebbe potuto salvarlo.

 

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