Anche la banchina interna occupata dai bagnanti, come tutta la baia Olivari:

«Noi sindaci l’avevamo detto, trovare soluzioni non è facile»

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Camogli – La spiaggia di San Fruttuoso invasa.

Non un centimetro quadrato senza un asciugamano.

Come la banchina interna. Alla faccia del distanziamento. E dell’appello al senso di responsabilità lanciato dalle istituzioni.

Le immagini di San Fruttuoso, così come si presentava ieri, ricordano quelle di Boccadasse nel weekend dell’8 marzo, subito prima che scattasse il lockdown.

Fotogrammi che hanno fatto venire i brividi – nonostante la temperatura ormai estiva – agli abitanti e agli operatori del borgo, dove le attività sono riprese solo in minima parte e con il take-away.

E al sindaco, Francesco Olivari, tempestato di messaggi di chi era rimasto senza parole davanti alle foto della spiaggia libera gremita postate sui social.

Con una lunga serie di commenti di writer sgomenti e indignati, a invocare controlli anche in vista dell’apertura dei confini tra le regioni, provvedimenti e persino il numero chiuso nel borgo.

«Vergogna, nessun rispetto per i morti per i medici e gli infermieri.

Questo virus, il dolore di tanti, la fatica di chi ha lottato per sconfiggerlo, non hanno insegnato niente»: questi, in sintesi, i commenti corsi sul web.

Alessandra Bozzo, titolare dei Bagni San Fruttuoso, si è trovata a fronteggiare una situazione difficile:

«Era prevedibile che succedesse, con la voglia di mare e di libertà dopo mesi di isolamento.

Trovare una soluzione non è semplice.

L’amministrazione ha convocato più volte i concessionari degli stabilimenti balneari per chiedere la disponibilità a collaborare per controllare gli accessi delle spiagge libere ma a San Fruttuoso è un’impresa impossibile, se non si assume personale.

Con l’obbligo del distanziamento i posti nella mia struttura si sono ridotti del 60 per cento e gli spazi sono davvero risicati.

Al massimo posso ospitare una quarantina di lettini. Vedendo quello che stava accadendo nella spiaggia libera ho provato a dire qualcosa sulla necessità di rispettare le regole ma era come una goccia nel mare».

I battellieri della Golfo Paradiso Trasporti Marittimi hanno accompagnato turisti a San Fruttuoso – regolarmente distanziati, tutti muniti di mascherina e rispettosi delle disposizioni indicate nei cartelli a bordo.

Soprattutto al mattino, alle 9 e alle 11, dice il comandante Gianluca Bozzo «ma alle 13, alle 15 e alle 17 i battelli erano praticamente vuoti.

Per il rientro da San Fruttuoso, invece, abbiamo dovuto raddoppiare le corse».

L’abbazia del Fai dove, ieri, in occasione della Festa della Repubblica, l’ingresso era a offerta libera.

Ha fatto il tutto esaurito e con la formula della prenotazione e con gli accessi contingentati – 10 persone ogni 20 minuti -, dice il property manager Alessandro Capretti, «si sono evitati assembramenti».

Il problema, a San Fruttuoso, è l’arrivo “selvaggio” degli escursionisti dal Parco di Portofino, provenienti da tutto il comprensorio. Anche la logistica del borgo non favorisce controlli sistematici.

Alla metà di maggio Olivari, con altri 18 sindaci (anche del Levante), aveva scritto al governatore Toti e al ministro Lamorgese, per manifestare preoccupazione sulla gestione delle spiagge libere anche per la mancanza di risorse:

«Il caso di San Fruttuoso è solo uno degli esempi che dimostra come le nostre perplessità fossero fondate – dice -. Certo, non è semplice trovare una soluzione. I controlli devono essere fatti da personale in divisa.

L’ipotesi numero chiuso? Difficile attuarla.

Ci ragioneremo e ci concentreremo su questa criticità ma come si fa a monitorare gli accessi dal Monte?».

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