Il testo base del nuovo Codice della Strada prevede che tutti i proprietari di veicoli a motore immatricolati in Italia debbano dotarsi di un domicilio digitale: un indirizzo di posta elettronica certificata registrato nell’INAD, l’Indice nazionale dei domicili digitali. Senza, alcune pratiche resterebbero bloccate.
Prima di andare avanti, però, serve mettere una cosa in chiaro, perché in queste ore circola parecchia confusione: non è una norma in vigore. Il testo è sottoposto a consultazione pubblica del Ministero dei Trasporti, e fino al 13 settembre 2026 le associazioni di settore possono presentare osservazioni e proposte di modifica.
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Cosa vale oggi

Oggi non cambia nulla. Chi deve fare una revisione, un passaggio di proprietà o un’immatricolazione la fa esattamente come prima. Fino all’eventuale entrata in vigore della norma, nessuna pratica può essere rifiutata per la mancanza di una PEC.
L’approvazione definitiva del nuovo Codice è attesa, secondo le indicazioni circolate finora, entro la metà di ottobre. Ma il testo può ancora essere modificato: è precisamente lo scopo della fase in corso.
Il salto vero: dai professionisti ai privati
È l’aspetto che sfugge nella maggior parte delle ricostruzioni. Il domicilio digitale non è una novità in sé: oggi è già obbligatorio per imprese e liberi professionisti. Ciò che il testo introdurrebbe è la sua estensione ai cittadini privati, in quanto proprietari di un veicolo.
Un domicilio digitale registrato nell’INAD ha valore di recapito ufficiale: le comunicazioni inviate a quell’indirizzo hanno lo stesso valore legale di una raccomandata. L’obiettivo dichiarato di questa impostazione è la notifica dei verbali per via elettronica in sostituzione della raccomandata cartacea, con tempi certi e costi inferiori sia per l’amministrazione sia per il destinatario.
Quando servirebbe la PEC
Chi possiede già un’auto non dovrebbe attivarla dall’oggi al domani. L’obbligo scatterebbe al momento della prima pratica utile. Secondo il testo in consultazione, le operazioni interessate sono:
Immatricolazione di un veicolo nuovo — la PEC diventerebbe uno dei dati da fornire per il rilascio di targa e carta di circolazione.
Revisione periodica — la prima dopo quattro anni dall’immatricolazione, poi ogni due. È probabilmente lo scenario più frequente: senza domicilio digitale valido la procedura non potrebbe essere completata.
Passaggio di proprietà — riguarderebbe entrambe le parti, perché il trasferimento deve risultare nei documenti del veicolo.
Furto o smarrimento della targa — la reimmatricolazione richiederebbe la PEC. Va ricordato che in questi casi occorre attendere quindici giorni dalla denuncia: se la targa venisse ritrovata nel frattempo, la procedura non sarebbe necessaria.
Modifica delle caratteristiche costruttive — l’aggiornamento della carta di circolazione dopo visita e prova in Motorizzazione.
Iscrizione al REVE, il Registro dei veicoli esteri, e nazionalizzazione di un veicolo con targa straniera.
Il domicilio dovrebbe restare attivo
Non sarebbe un adempimento una tantum. Il domicilio digitale dovrebbe rimanere valido per tutto il periodo in cui si mantiene la proprietà del veicolo.
L’indirizzo può essere sostituito — perché si cambia gestore, perché la vecchia casella non si usa più, perché se ne apre una per lavoro — purché ce ne sia sempre uno attivo. Nell’arco dei dieci o quindici anni in cui un’auto può restare allo stesso proprietario, è un dettaglio meno banale di quanto sembri.
Claudio Borghi ha risposto alle accuse con un tweet:
È la proposta di chi preferisce la pec alle raccomandate. Non è una legge ma solo una specie di sondaggio. Se non vi piace fatevi sentire (con buoni argomenti).
— Claudio Borghi A. (@ClaudioBorghi) August 14, 2026
I nodi ancora aperti
È qui che la fase di consultazione conta davvero. Per quanto risulta dal testo, non sono previste forme di assistenza o deroghe per chi ha poca dimestichezza con gli strumenti digitali, una questione che riguarda una fetta consistente di proprietari di veicoli.
Non è inoltre chiarito cosa accadrebbe in caso di successione: se un erede dovesse completare una voltura, dovrebbe presumibilmente attivare una PEC a proprio nome prima ancora di formalizzare il passaggio, un adempimento aggiuntivo in un momento già gravato da altre pratiche.
Sono esattamente le criticità che agenzie di pratiche auto, associazioni dei consumatori e categorie professionali possono segnalare al ministero entro il 13 settembre. Dopo l’approvazione, gli spazi di modifica si restringono e servirebbe un intervento normativo successivo.
Conviene muoversi adesso?
Dipende. Non c’è alcun obbligo e non ha senso attivare una PEC per timore di un blocco che oggi non può verificarsi.
Diverso il caso di chi prevede una pratica nei mesi successivi all’eventuale entrata in vigore: l’attivazione su INAD non è istantanea, quindi presentarsi in agenzia il giorno dell’appuntamento senza domicilio digitale rischierebbe di far slittare tutto. Chi ha già una PEC per motivi professionali, in ogni caso, non dovrebbe doverne aprire una nuova, ma solo registrarla nell’Indice.