Epidemiologo Rezza: «Se epidemia ritorna non sarà seconda ondata, ma la prima che non si è esaurita»
«Sta a noi cittadini continuare a tenere comportamenti corretti di distanziamento sociale, per far sì che il livello di circolazione del virus resti basso».
Leggi anche:Fabrizio Corona si apre davanti alle telecamere: ecco di cosa soffre mio figlio Carlos
Leggi anche:San Benedetto del Tronto, donna di 82 anni trovata morta vicino al torrente Ragnola
Leggi anche:Affari Tuoi, la frecciata di Stefano De Martino a Gerry Scotti
Per Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, l’allarme covid è tutt’altro che rientrato.
Questa mattina in audizione alla Commissione Sanità del Senato, Rezza ha aggiunto che «sta alla sanità pubblica intervenire per rilevare immediatamente eventuali focolai di infezione» da Sars-Cov2 in Italia.
I pazienti guariti dal Covid non sono più infettivi: nuova speranza dagli scienziati coreani
«Se l’epidemia» di Covid «riemergerà non sarà una seconda ondata – dice Rezza – ma la continuazione della prima, che non si è esaurita.
Parliamo di ondate epidemiche perché, per analogia, facciamo riferimento all’influenza spagnola – spiega – ma lì ci fu una prima ondata che saturò gran parte della popolazione».
In questo caso «grazie agli interventi di lockdown, un provvedimento molto duro, ma che ha dato i suoi effetti diminuendo i casi di infezione e malattia – sottolinea l’epidemiologo – abbiamo interrotto questa ondata.

E la gran parte della popolazione resta suscettibile» al virus.
«Dal punto di vista concettuale il test rapido è magnifico: faccio un test sul sangue capillare, vedo se sono positivo o negativo, potrei farmelo anche da solo.
Invece purtroppo non è così, perché i test rapidi al momento sono molto meno affidabili dei test sierologici» su prelievo venoso per la rilevazione degli anticorpi contro il coronavirus Sars-Cov-2.
«Sono sempre dei test sierologici, ma vengono effettuati e danno risultato in breve tempo. Con alcuni di questi test rapidi, però, è addirittura come gettare una monetina in aria.
È questo il problema maggiore», continua Rezza.
«Naturalmente – ragiona – anche su questo la tecnologia e l’innovazione fanno grossi passi avanti rapidamente, in tempi di pandemia tanto più, e potrebbero già esserci test rapidi affidabili, magari non sono stati ancora valutati e validati a dovere al momento.
Però ci sono molte perplessità attualmente sull’uso dei test rapidi.
Questo è da sottolineare. Per uno screening degli asintomatici con questo test, il problema è maggiore.
È logico che, se dobbiamo anticipare il virus e non rincorrerlo, dobbiamo andare verso l’individuazione delle persone asintomatiche o pre-sintomatiche.
Su questa strategia non discuto, ho perplessità sull’uso dei test che possano aiutare questa strategia».
«La modalità del cerotto per un vaccino anti Covid-19 potrebbe essere utile per facilitare una produzione su larga scala e anche per la somministrazione molto semplice e rapida.
Ma aspettiamo i risultati di sicurezza ed efficacia su questo e altri candidati vaccini in fase di sperimentazione umana per valutare quale sia la strategia migliore.
Speriamo che un vaccino possa aver successo in tempi relativamente brevi».
È quanto ha spiegato Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, oggi durante le audizioni informali in Commissione Sanità del Senato.
Il vaccino contro il coronavirus Sars-Cov-2 è «un argomento che mi sta particolarmente a cuore – ha sottolineato Rezza –
In questo momento stiamo contenendo l’infezione con interventi gravosi per i singoli, per le famiglie e per l’economia del Paese e vorremmo uscire fuori dall’epidemia avendo a disposizione un vaccino sicuro ed efficace».
fonte