La scelta della Procura non è solo simbolica. Con l’ipotesi di sequestro di persona, i carabinieri acquisiscono la facoltà di analizzare a fondo la vita digitale di Sonia Bottacchiari andando a ritroso fino a due anni. Ogni ricerca sul web, ogni messaggio sui social network, ogni contatto telefonico prima della sparizione. L’obiettivo è capire se la donna abbia beneficiato di complicità o appoggi logistici durante la pianificazione della fuga. La localizzazione delle celle telefoniche, finora infruttuosa a causa dei dispositivi spenti, viene così affiancata da una ricostruzione minuziosa dei movimenti virtuali.
L’avvistamento attendibile tra le montagne friulane
La testimonianza dell’escursionista è stata ritenuta estremamente attendibile dagli inquirenti, tanto da far scattare immediatamente un imponente dispositivo di ricerca. Squadre di terra supportate dagli elicotteri dei vigili del fuoco stanno pattugliando ogni sentiero e rifugio della zona. La vicinanza con il confine sloveno — pochi chilometri — ha spinto le autorità a estendere l’allerta anche oltre frontiera, temendo che il gruppo possa aver già attraversato la linea di demarcazione nazionale.
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Il piano premeditato: survivalismo e preparativi meticolosi
L’ipotesi che sta prendendo corpo tra gli investigatori è quella del survivalismo — la scelta deliberata di vivere in condizioni estreme, isolandosi dalla civiltà. Il ritrovamento della Chevrolet Captiva abbandonata a Tarcento il 6 maggio ha fornito indizi inquietanti: l’auto era vuota, priva delle tende e delle attrezzature tecniche che Sonia aveva acquistato poco prima di sparire. La donna si sarebbe munita di ricetrasmittenti, filo da pesca e sale — quest’ultimo usato per attirare la fauna selvatica. Una preparazione meticolosa, pensata per garantire una sussistenza autonoma nei boschi.
Si sospetta inoltre che la famiglia possa aver ricevuto aiuto da qualcuno conosciuto l’anno precedente durante una vacanza dedicata all’arrampicata, proprio nelle stesse zone montane che Sonia sembra conoscere bene.
Il dolore della famiglia: “Ogni problema può essere risolto”
La sparizione risale alla sera del 20 aprile, quando si sono interrotte le comunicazioni con l’ex marito, Yuri Groppi. L’ultimo segnale di vita digitale era stato un messaggio della figlia maggiore relativo a una verifica scolastica. Poi il silenzio assoluto. Groppi sta vivendo giorni di profonda angoscia e ha affidato ai media messaggi carichi di speranza: “Ogni problema può essere risolto”, ha detto esortando l’ex moglie e i figli a farsi sentire. Anche il nonno materno, Riccardo Bottacchiari, si è unito agli appelli, sperando che la determinazione della figlia non metta a rischio la vita dei nipoti in un ambiente naturale che, per quanto affascinante, resta estremamente pericoloso.