Un italiano su due ha paura di perdere il lavoro a causa degli effetti prodotti dal Coronavirus sull’economia.

La conferma in uno studio Censis e Ugl

Un italiano su due ha paura di perdere il lavoro.

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E ancora, il 62 % della popolazione è convinta che il paese non ripartirà a pieno regime dopo l’emergenza sanitaria che ha costretto numerose aziende

– piccole e grandi – ad una brusca battuta d’arresto.

Difficile, se non addirittura impossibile, fare previsioni a lungo termine sui possibili scenari economici del Paese.

Fatto sta che, al momento, le previsioni future non sono delle più rosee e confortanti.

Se il timore che molti imprenditori fossero costretti ad arenarsi era nell’aria da qualche settimana, i dati statistici raccolti da Censis e Ugl nel giorno della ‘festa dei lavoratori’ ne sono la conferma.

Insomma, i pesanti risvolti economici della pandemia si fanno già sentire.

Lo studio di Ugl, riportato sulle pagine odierne del Corriere della Sera, rivela che una persona su due ha paura di perdere il lavoro.

Ma non solo. Circa il 57,1% degli italiani è pessimista sull proprio avvenire.

Il 25,5% è, invece, ottimista mentre il 17,4% non ha idee chiare al riguardo.

Secondo l’indagine condotta dal Censis, che ha elaborato i dati di marzo e aprile rilevati da Eurobaromentro

(sondaggi incaricati dalla commissione europea, il 70% degli italani valuta inadeguata la cooperazione nell’Unione europa sulla lotta al Covid-19.

Sono ferme invece a febbraio, e quindi al periodo antecedente l’emergenza sanitaria, le indicazioni sul ruolo dello Stato che per l’88,6% degli italiani è una “sorta di comparsa, con un potere decisionale limitato o nullo”.

Una sensazione di sfiducia che sembrerebbe più radicata tra le persone con basso titolo di studio (34,4%), basso reddito (32,4%) e disoccupati (30,9%).

Un ultimo dato riguarda, invece, il ruolo di mediazione dei sindacati.

A tal riguardo, le stime di febbraio hanno rilevato che Il 34,9% degli italiani ha fiducia nel sindacato, con una percentuale più alta tra i laureati (38,3%) e tra chi ha redditi bassi (38,6%).

La paura che il tasso di disoccupazione possa impennarsi vertiginosamente appare più che fondata.

In occasione del 1 maggio, il Presidente della Camera del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha espresso preoccupazione circa la ripresa tardiva delle attività lavorative dopo l’ondata epidemiologica:

“Credo che gli italiani abbiano bisogno di lavorare e che il lavoro debba essere tutelato, occorre che abbiano i soldi in tasca per ripartire.

– ha affermato – Ridisegnare una nuova Italia significa riaprire le tante attività tenendo conto delle misure di sicurezza.

Molte aziende rischiano la chiusura”.

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