Corsa di 1300 km per aiutare una bambina calabrese: Mattarella nomina Cavaliere un tassista romano

In piena emergenza Coronavirus aveva accompagnato, gratuitamente, una bimba di Vibo Valentia ad effettuare dei controlli oncologici al Bambino Gesù.

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Il tassista Alessandro Bellantoni è diventato Cavaliere del Lavoro

Sono cinquantasette gli italiani che sono stati insigniti dal Presidente Mattarella del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica.

Hanno ricevuto l’onorificenza per essersi “particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del coronavirus”.

Tra loro c’è anche Alessandro Bellantoni. Con il suo taxi ha accompagnato una bimba di tre anni e la sua mamma, ad effettuare una visita di controllo oncologico.

Da Vibo Valentia al Bambin Gesù, andata e ritorno.

Bellantoni, la sua storia ha lasciato il segno. A questo punto possiamo dire che ne è rimasto positivamente impressionato anche il Quirinale…

Mi sembra incredibile. Per me è stato un gesto del tutto spontaneo.

La cooperativa di Radiotaxi per cui lavoro l’ha resa pubblica, voi l’avete raccontata su Romatoday.

Ma ripeto: per me era una cosa piuttosto normale, un gesto  che mi sono sentito in dovere di compiere per una famiglia che era in difficoltà.

Quando ha appreso d’essere diventato Cavaliere?

Io l’ho saputo adesso. Stamattina ero in giro per lavoro e quando sono rientrato a casa ho trovato tantissimi messaggi su facebook.

Tanti amici mi stavano segnalando questa notizia che poi ho definitivamente appurato guardando il TG1.

E’ stato così che, con mio grande stupore, ho saputo che sono stato nominato cavaliere.

Sembra davvero sorpreso

Ovviamente mi fa davvero molto piacere. Però, non so come dire, mi sembra un riconoscimento enorme, forse è troppo.

Evidentemente se l’è meritato.

Vuole approfittare di questa vetrina mediatica per lanciare qualche messaggio?

Sì, come ho già dichiarato nella precedente intervista, io sono un papà d’una ragazza disabile.

Se posso approfittare dell’occasione, chiederei alle istituzioni di stare più vicino alle famiglie che vivono la mia condizione.

Noi quotidianamente dobbiamo confrontarci con problemi d’ogni sorta, dalle barriere architettoniche all’inciviltà di chi occupa i posti destinati ai portatori di handicap.

Ma penso anche alla burocrazia che, talvolta, non ci semplifica la vita.

Se posso quindi mi sento di chiedere più attenzione alle famiglie che, al loro interno, hanno persone con disabilità.

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