Non ha dato dettagli sulla natura della malattia, né sull’evoluzione clinica di quel periodo. Una scelta di riservatezza comprensibile, che però non impedisce di capire la dimensione di quello che ha vissuto: due anni di un figlio immobile, sofferente, da affiancare ogni giorno mentre si gestiva una delle crisi più grandi della storia repubblicana italiana.
“Niccolò è uscito — questo mi ha reso il papà più felice del mondo”
La conclusione del racconto è quella che scalda: “Niccolò è uscito da questi due anni angoscianti. Questo mi ha reso il papà più felice del mondo”. Poche parole, ma sufficienti a capire quanto quella guarigione abbia significato per lui — forse più di qualsiasi risultato politico.
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Una confessione insolita per un personaggio pubblico che ha sempre tenuto la vita privata ben separata da quella istituzionale. E che, ascoltata oggi, restituisce un’immagine di Conte più umana e vulnerabile di quella a cui eravamo abituati.