Caso Martina Rossi, morta cadendo dal balcone: assolti in appello i due giovani accusati di tentato stupro

FIRENZE Clamorosa sentenza per la morte dellla studentessa precipitata dal balcone di un albergo di Palma di Maiorca perché, secondo l’accusa, stava cercando di fuggire da un tentativo di stupro.

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La Corte di appello di Firenze ha ribaltato la sentenza di primo grado e i due imputati, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, entrambi 28enni di Castiglion Fibocchi (Arezzo), sono stati assolti.

Nel processo di primo grado, ad Arezzo, i giudici avevano condannato i due imputati a sei anni di carcere ciascuno, riconoscendoli colpevoli di morte come conseguenza di altro reato e tentata violenza di gruppo.

Ma in appello, l’accusa più grave (morte come conseguenza di altro reato appunto) è stata poi estinta per prescrizione.

Un imputato: «Nessuna violenza, lei si buttò»

Prescritta l’accusa più grave

Una beffa per la famiglia

L’assoluzione della Corte di appello di Firenze suona come una beffa per la famiglia di Martina Rossi.

Ma probabilmente anche per la giustizia che, dopo nove anni dalla tragedia (3 agosto 2011) sembrava aver trovano finalmente una verità processuale individuando e condannando i presunti responsabili.

«Martina non c’è più e adesso non c’è più neppure la giustizia», ha commentato Bruno Rossi, il padre di Martina che era presente durante la lettura della sentenza.

I due imputati si sono sempre proclamati innocenti e la difesa ha sostenuto, tra il dolore e lo sconcerto dei genitori della vittima, che la ragazza si sarebbe suicidata perché in preda a una forma di depressione e perché avrebbe assunto hascisc, ipotesi sempre negata dai genitori.

Le indagini della procura di Arezzo (pm Roberto Rossi, lo stesso magistrato che aveva indagato su Banca Etruria) avevano stabilito che quella morte non poteva essere addebitata a un suicidio e neppure un incidente e che da quel balcone Martina, era scivolata perché, terrorizzata.

«Fuggiva dallo stupro»

«Fuggiva da due ragazzi aretini che la volevano violentare e tentò un ultimo e disperato tentativo di mettersi in salvo raggiungendo un altro terrazzo», aveva spiegato nella requisitoria il pm.

Il tribunale gli aveva dato ascolto e riconosciuto la colpevolezza dei due imputati condannandoli a sei anni di carcere, tre per la morte in conseguenza di un altro reato e tre per tentata violenza sessuale di gruppo.

La difesa, invece, si era battuta per l’assoluzione ipotizzando il suicidio della ragazza colpita anni prima da una forma di depressione o quanto meno un incidente.

Gli avvocati dei due imputati, Tiberio Baroni e Stefano Buricchi, avevano citato, come prova regina, la testimonianza di Francisca Puga.

Una cameriera spagnola dell’albergo che aveva raccontato di aver visto dalla strada la ragazza sporgersi nel vuoto e poi cadere volontariamente.

Ma, durante il dibattimento, l’accusa aveva dimostrato che da quella visuale era impossibile capire la dinamica di quel volo improvviso.

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