Alcuni passaggi delle intercettazioni, secondo la difesa, farebbero riferimento non all’omicidio ma alle deposizioni rese da Alberto Stasi nel corso degli anni.
“La condanna non era oltre ogni ragionevole dubbio”
Nel suo intervento, Ivano Chiesa si è soffermato soprattutto sul principio del “ragionevole dubbio”, cardine del diritto penale. “Se oggi emergono elementi che allora erano stati sottovalutati o valutati male, vuol dire che quella condanna non era fondata su prove così granitiche”, ha affermato.
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Secondo il legale, il fatto stesso che si stia riaprendo il dibattito giudiziario dimostrerebbe che alcuni dubbi esistevano già all’epoca del processo. Chiesa ha anche ricordato la posizione dello storico difensore di Stasi, il professor Angelo Giarda, che per anni aveva contestato la solidità dell’impianto accusatorio.
Il tema degli errori giudiziari
Il passaggio più forte del video riguarda però il tema degli errori giudiziari e delle pene irreversibili. “Pensate se ci fosse stata la pena di morte in Italia. Alberto Stasi oggi non ci sarebbe più”, ha dichiarato Chiesa.
Parole che hanno rapidamente acceso il dibattito sui social, soprattutto ora che la difesa di Stasi starebbe preparando una possibile richiesta di revisione del processo alla luce delle nuove indagini su Sempio.
La conclusione del video lascia aperto un interrogativo ancora più ampio: “Quanti altri casi come questo esistono? Quanti detenuti potrebbero essere stati condannati senza una certezza assoluta?”.
Una domanda che torna a pesare mentre il caso Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a dividere l’opinione pubblica italiana.