Forse non ha senso parlarne ancora. Anzi, ne siamo certi.
In fondo, non c’è nulla che possa avere significato di utilità ora che Rubina non c’è più;
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ora che il figlio ventiduenne – colui che l’ha accoltellata nell’abitazione di Corso Trieste, a Caserta, – è vittima della stessa tragedia che lo vede carnefice.
Rubina era una donna, era una mamma e, come tutti, aveva la sua storia.
Per lei di sicuro indietro non si può tornare.
Purtroppo però, ed è inutile negarlo, di persone che vivono la sua stessa solitudine, lo stesso tormento intelligente di chi si accapiglia quotidianamente con le ingiustizie ce ne sono tante, vicino e lontano da noi.
Caserta. Uccisa dal figlio da cui non voleva staccarsi.
E allora se c’è una cosa che ancora possiamo fare per Rubina è scrostarci di dosso un po’ di ipocrisia e avere più sguardi attenti da donare.
Più mani da tendere, anche e soprattutto con chi si impone con diffidenza verso la nostra disponibilità, perché sono quelle persone che hanno ancora più bisogno di aiuto.
Ciao Rubina, che tu possa trovare pace.