“Non mi prenderanno mai, sono un carabiniere”, diceva agli amici, Giuseppe Montella.

Il 37enne capo della banda di carabinieri della caserma di Piacenza finita in carcere per reati che vanno dallo spaccio all’estorsione, amava il lusso anche se aveva uno reddito non compatibile con il suo stile di vita.

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Oltre ad avere 23 conti correnti, Montella negli anni ha cambiato undici auto, di cui quattro Bmw, una Porsche Cayenne, due Mercedes e 16 moto, vantandosi sui social.

Per i magistrati è un uomo che “non mostra paura di nulla ed è dotato di un carattere particolarmente incline a prendere parte ad azioni pericolose e violente”.

A difenderlo la famiglia.

“Mio figlio mi ha detto che  gli amici avevano vinto al Superenalotto. E’ stato tutto ingigantito”, spiega la madre.

“E’ un bravo ragazzo preso di mira, si stava anche laureando in giurisprudenza”.

Interrogatori

Si sono tenuti, di fronte al gip di Piacenza, Luca Milani, gli interrogatori di garanzia per i carabinieri che hanno ricevuto misure cautelari nell’inchiesta sui presunti reati di spaccio di droga, violenze e sequestri di persona commessi all’interno della caserma Levante di Piacenza.

I reati di cui si sono resi partecipi Angelo Esposito, Salvatore Cappellano, Daniele Spagnolo e Giacomo Falanga fin dal 2017 e soprattutto nei primi mesi di quest’anno sono molto gravi e rischiano pesantissime condanne.

L’unica figura che sembra mostrare solidità è quella dell’appuntato Giuseppe Montella, al vertice della piramide criminale, il cui interrogatorio è previsto sabato.

Controlli patrimoniali

Dai controlli patrimoniali condotti dalla Guardia di finanza è emerso che il militare aveva acquistato una villa alle porte di Piacenza per 260mila euro.

Il luogo dove, in piena pandemia, si ritrovavano gli arrestati con altri parenti e amici per fare feste.

Sempre Montella dovrà spiegare come ha fatto a detenere decine di conti correnti bancari e acquistare, dal 2008, ben 16 moto di grossa cilindrata e 11 auto di lusso.

Dalle intercettazioni emerge che una figura decisiva è quella di Maria Luisa Cattaneo, 38 anni, compagna del carabiniere infedele, che, consapevole di tutto, lo accompagnava a ritirare lo stupefacente con la sua auto per poi nasconderlo.

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