Due silenzi e una proposta. È questo, secondo il giornalista e politico Daniele Capezzone, il riassunto della settimana politica della sinistra italiana. Da un lato il silenzio assordante sullo scandalo dei medici di Ravenna, dall’altro la proposta di Elly Schlein di introdurre una nuova patrimoniale per rilanciare l’economia. Una proposta che Capezzone smonta con un argomento semplice e devastante: in Italia le patrimoniali esistono già. Anzi, sono già dodici.
Il caso Ravenna: la sinistra sparisce nel weekend
Lo scandalo sollevato da Il Tempo riguarda più di cento casi e decine di medici accusati di aver certificato il falso, consentendo ad alcuni stranieri irregolari di tornare a delinquere anziché essere trattenuti nelle strutture previste. Un’inchiesta che, per la sua portata, avrebbe potuto riempire settimane di talk show e prime pagine. Invece, dalla comitiva Schlein-Conte-Bonelli-Fratoianni, secondo Capezzone, non è arrivata una sola parola. Nemmeno un sospiro.
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Il paragone con la situazione speculare è immediato. Se una rete di presunti “medici di destra” fosse accusata di aver negato cure a un immigrato per favorirne la detenzione, la reazione della sinistra sarebbe stata tutt’altra. “Da sinistra avrebbero giustamente urlato come ossessi”, scrive Capezzone. “Stavolta invece meglio sparire per un intero weekend.” Il doppio standard, denuncia il commentatore, è la regola non scritta di certa informazione e di certa politica italiana.
La patrimoniale di Schlein: “Più vampiri per la donazione di sangue”

Ma il bersaglio più ghiotto per Capezzone è la proposta della segretaria dem di introdurre una patrimoniale come strumento per rilanciare l’economia italiana. Il giudizio è tranchant e si affida a tre paragoni fulminanti: è come dire “più vampiri per la donazione di sangue”, oppure “più dolci e più zucchero per i diabetici”, o ancora “quaranta sigarette al giorno contro il cancro ai polmoni”. Ovvero: la cura proposta è peggio della malattia.
Per motivare questa posizione, Capezzone ricorre alla storia recente. Nel 2011, il governo di Mario Monti si trovò nella necessità di reperire risorse urgenti. La soluzione fu una stangata fiscale senza precedenti sul patrimonio immobiliare: la tassazione sugli immobili passò da 9 a 25 miliardi in un colpo solo. Da allora, di quell’aggravio, ne è stato tolto soltanto una parte — l’IMU sulla prima casa, e non su tutte. Il resto è rimasto intatto. Ogni anno i proprietari di case, negozi, uffici e capannoni subiscono un prelievo di oltre 21 miliardi. In quindici anni, questo meccanismo ha drenato più di 300 miliardi di liquidità dagli italiani, riducendo di un quarto il valore del patrimonio immobiliare nazionale.
Le 12 patrimoniali che esistono già: la lista completa
Ma il punto più dirompente dell’analisi di Capezzone è un altro. Non solo esiste già una pesantissima patrimoniale immobiliare: in Italia, secondo il suo calcolo, le patrimoniali sono già dodici. Le ha elencate una per una, e la lista è lunga quanto scomoda per chi propone di aggiungerne un’altra.
Eccole: il bollo auto, il canone radiotelevisivo, i diritti catastali, l’imposta di bollo, l’imposta di registro e sostitutiva, l’imposta ipotecaria, l’imposta sul patrimonio netto delle imprese, l’imposta su imbarcazioni e aeromobili, l’imposta sulle transazioni finanziarie, l’imposta su successioni e donazioni, l’imposta sui depositi bancari. A queste si aggiunge, come già detto, la patrimoniale immobiliare nella sua forma attuale. Dodici voci, dodici prelievi, dodici strumenti con cui lo Stato attinge già oggi al patrimonio dei cittadini.
La domanda che Capezzone rivolge al PD è quindi diretta: “Che altro vuole?” Una tredicesima patrimoniale? O forse, nella logica della sinistra, essere ricchi è di per sé una colpa che giustifica l’esproprio?
Il paradosso politico: discutere di patrimoniali future per nascondere quelle presenti
L’analisi di Capezzone tocca infine un punto che va oltre la polemica di giornata. Il vero paradosso, sostiene, è che il dibattito pubblico si concentri su patrimoniali eventuali e future, mentre quella presente — quella che esiste, pesa e paga — rimane nell’ombra. Un meccanismo di distrazione politica che permette alla sinistra di presentarsi come paladina della giustizia fiscale senza mai fare i conti con la realtà di un Paese già tra i più tassati d’Europa sul fronte patrimoniale.
Il silenzio su Ravenna e il clamore sulla patrimoniale, letti insieme, raccontano secondo Capezzone una sinistra che sceglie accuratamente su cosa parlare e su cosa tacere. Una sinistra che, quando la realtà non fa comodo, preferisce cambiare argomento.