Non le ha mandate di certo a dire Vittorio Sgarbi intervenendo con un post su Facebook sul caso Silvia Romano.
Il critico d’arte non ha avuto parole di velluto nei confronti della cooperante milanese, sequestrata in Kenya da un commando di terroristi islamici e liberata l’altro ieri previo versamento di riscatto milionario da parte dello Stato italiano.

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Soprattutto riguardo alla conversione della Romano
– che ora si vuol far chiamare «Aisha», come la più importante sposa di Maometto-
Convertita all’Islam, una conversione che lei dichiara essere stata spontanea e priva di costrizioni, e sulla quale si sta animatamente dibattendo.
«Se mafia e terrorismo sono analoghi, e rappresentano la guerra allo Stato, e se Silvia Romano è radicalmente convertita all’Islam, va arrestata (in Italia è comunque agli arresti domiciliari) per concorso esterno in associazione terroristica.
O si pente o è complice dei terroristi», ha attaccato il deputato.
Insomma, Sgarbi accusa, nemmeno troppo velatamente, la cooperante.
La quale avrebbe già manifestato la sua volontà di fare ritorno nelle terre che videro il suo rapimento – di collaborazionismo: di aver cooperato sì, ma con i suoi sequestratori.
