Dopo l’uscita dal carcere di Gianni Alemanno, arriva il primo incontro pubblico con Roberto Vannacci. I due hanno partecipato a una cena organizzata in un ristorante di Roma, occasione nella quale il leader di Futuro Nazionale ha affrontato diversi temi politici, dal ruolo dell’ex sindaco nella sua formazione fino ai rapporti con Giorgia Meloni, passando per il dibattito sul reato di femminicidio.
Le dichiarazioni di Vannacci arrivano in un momento di particolare attenzione verso gli equilibri del centrodestra e alimentano il confronto sul futuro della coalizione in vista dei prossimi appuntamenti politici.
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“Alemanno lavorerà con noi”

Vannacci ha accolto con favore il ritorno alla vita politica dell’ex sindaco di Roma, sottolineando come, dopo aver scontato la propria pena, possa tornare a dare il proprio contributo.
“Sono contento per Alemanno. C’è una persona che ritorna alla vita normale dopo aver pagato il suo debito con la giustizia e quindi ritornerà a lavorare insieme a noi per Futuro Nazionale, per un’Italia migliore, un’Italia che sia degli italiani”, ha dichiarato.
Il generale ha poi evidenziato l’importanza dell’esperienza politica maturata da Alemanno nel corso della sua carriera.
“Ha fatto politica per quarant’anni, esperienza che io non ho. Sicuramente conto di poter attingere a questa sua esperienza”, ha spiegato.
“Mi difese quando nessuno mi conosceva”
Nel corso dell’incontro Vannacci ha ricordato anche il rapporto personale con Alemanno, nato ben prima della fondazione di Futuro Nazionale.
Secondo il generale, l’ex sindaco fu uno dei pochi a difenderlo pubblicamente all’epoca della pubblicazione del suo primo libro.
“Quando pubblicai il libro fu uno dei pochi a prendere strenuamente le mie difese pur non conoscendomi. Questo mi fa pensare che sia una persona d’un pezzo, che abbia ancora qualcosa da dare all’Italia”, ha affermato.
Le parole sul caso Turetta e il femminicidio
Vannacci è tornato anche sul dibattito relativo all’introduzione del reato di femminicidio, ribadendo la propria posizione.
“Caino deve marcire in carcere perché è un omicida”, ha dichiarato, sostenendo che per i delitti più gravi siano necessarie pene severe e prolungate.
Come esempio ha citato il caso di Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin.
“Per il delitto di Cecchettin l’omicida Turetta, senza il reato di femminicidio, è stato condannato all’ergastolo. Vista l’efferatezza, la crudeltà e la premeditazione dell’omicidio che ha commesso, è giusto che sia così”, ha dichiarato.
Il messaggio a Giorgia Meloni
Il leader di Futuro Nazionale ha poi rivolto un messaggio alla presidente del Consiglio, ribadendo la disponibilità al confronto diretto.
“Giorgia Meloni sicuramente ha il mio numero di telefono. Se non lo ha, sa recuperarlo. È una persona capace”, ha detto.
Vannacci ha aggiunto di preferire sempre il dialogo diretto rispetto alle polemiche condotte attraverso i media.
“Sono sempre disponibile. Non mi piace parlare per interposta persona, tramite giornali o stampa. Ho sempre detto di far parte del principale interlocutore del centrodestra, di un centrodestra che voglia fare la destra”, ha spiegato.
Il riferimento ad Almirante
Nel finale del suo intervento, Vannacci ha citato una frase attribuita a Giorgio Almirante, storico leader del Movimento Sociale Italiano.
“Qualcuno diceva che la destra o è sociale o non è. Pur non avendo una lunga esperienza politica, qualche cosa la ricordo”, ha concluso.
Le dichiarazioni arrivano mentre il dibattito interno al centrodestra resta aperto sui futuri assetti politici e sul ruolo che Futuro Nazionale potrebbe ricoprire nei prossimi mesi.