Le dimissioni di Martella arrivano in un momento tutt’altro che sereno per il PD nazionale. L’ultimo sondaggio SWG dell’8 giugno ha fotografato il partito al 22,0%, in calo di tre decimi rispetto alla settimana precedente, mentre il Movimento 5 Stelle di Conte sale al 13,1% riducendo il distacco. La segretaria Elly Schlein si trova a gestire contemporaneamente pressioni interne, tensioni nelle correnti e l’erosione di consensi che i numeri certificano settimana dopo settimana.
Perdere uno dei riferimenti organizzativi in Veneto — una delle regioni dove il centrosinistra ha storicamente più difficoltà — non è un segnale neutro. Il Nazareno dovrà seguire con attenzione l’evoluzione del congresso regionale per evitare che la transizione si trasformi in una resa dei conti interna tra le varie correnti.
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Verso il congresso: rinnovo totale della dirigenza veneta
L’addio di Martella apre una fase congressuale che il senatore uscente ha auspicato venga affrontata con «la massima responsabilità, evitando personalismi e frammentazioni distruttive». Il percorso porterà alla nomina di una nuova segreteria regionale e al totale rinnovo di tutti gli organismi dirigenti. Un passaggio cruciale per preparare il partito ai prossimi impegni elettorali in una regione dove il centrodestra di Luca Zaia mantiene un’egemonia solida e dove il centrosinistra ha bisogno di formule innovative per risultare competitivo.
La sfida per chi guiderà il PD Veneto nella prossima fase sarà quella di costruire un profilo politico capace di intercettare quell’elettorato moderato che in questa regione continua a preferire il centrodestra. Un compito non semplice, in un momento in cui il partito a livello nazionale sta attraversando una delle sue fasi più incerte.