Terremoto nel Pd, Pina Picierno lascia il partito

Scossa improvvisa nel Partito democratico. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e tra le voci più note dell’area riformista, ha annunciato il suo addio al partito. Una decisione clamorosa, accompagnata da parole durissime, destinata a far discutere a lungo nel centrosinistra.

L’eurodeputata ha affidato la sua scelta a un’intervista al Foglio, nella quale ha spiegato le ragioni di una rottura che si annunciava da tempo e che ora diventa ufficiale.

“La casa dei riformisti non c’è più”

Il cuore della motivazione è racchiuso in una frase netta: secondo Picierno, la casa dei riformisti, all’interno del Pd, non esisterebbe più. Da qui la convinzione che sia arrivato il momento di lavorare a qualcosa di nuovo, con l’obiettivo dichiarato di tornare a vincere le elezioni.

Un addio che non nasce dunque come ripiego, ma che l’eurodeputata presenta come l’avvio di un percorso politico differente, in netta discontinuità con l’attuale linea del partito.

L’accusa di “snaturamento”

Particolarmente severo il giudizio sul percorso recente del Pd. Picierno parla apertamente di uno snaturamento del partito, avvenuto secondo lei attraverso una serie di scivolamenti progressivi e inesorabili.

Il riferimento è al Pd delle origini, quello immaginato al Lingotto al momento della fondazione. Quel partito, sostiene l’eurodeputata, non esisterebbe più, anche se le ragioni profonde per cui era nato resterebbero a suo dire ancora valide e attuali.

Il nodo Ucraina

Tra i temi che hanno pesato sulla decisione c’è soprattutto la posizione sulla guerra in Ucraina. Picierno si è detta contraria a qualsiasi ambiguità nei confronti di quello che definisce il “fascismo putiniano” e degli estremismi.

Per l’eurodeputata, è proprio sul fronte ucraino che oggi si misurano la credibilità, la forza e il futuro delle democrazie europee, individuando in Kiev il luogo simbolo di questa sfida. Un terreno sul quale, a suo giudizio, parte del dibattito italiano si sarebbe mostrata troppo timida.

Proprio su questo punto Picierno non ha risparmiato critiche. L’eurodeputata ha dichiarato di guardare con stupore ai distinguo e ai silenzi che, a suo avviso, accompagnano il confronto politico italiano sulla questione ucraina.

Un’accusa neppure troppo velata a una parte del proprio ex schieramento, ritenuta non sufficientemente chiara su un tema che lei considera dirimente per l’identità stessa delle forze democratiche e progressiste.

Un addio che pesa

L’uscita di una figura del calibro di Picierno rappresenta un colpo significativo per il Pd, soprattutto sul versante riformista, da tempo in tensione con la linea della segreteria. La sua decisione rischia di riaprire il dibattito interno su identità, alleanze e collocazione del partito.

Resta ora da capire quale sarà il “qualcosa di nuovo” evocato dall’eurodeputata e se altri esponenti dell’area riformista decideranno di seguirne l’esempio. Di certo, l’addio di Picierno aggiunge un nuovo elemento di fibrillazione in un campo del centrosinistra già attraversato da profonde divisioni, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.