“Sono italiana e femminista”: la sorella di Salim El Koudri rompe il silenzio dopo l’attacco di Modena

Nel pieno delle polemiche e delle indagini sull’attacco avvenuto nel centro di Modena, a parlare adesso è anche la famiglia di Salim El Koudri, il 31enne accusato di aver travolto diversi passanti con la propria auto prima di essere fermato.

Tra le parole che stanno facendo più discutere nelle ultime ore ci sono soprattutto quelle della sorella dell’uomo, intervenuta per raccontare il dramma vissuto dalla famiglia dopo la tragedia.

“Io sono italiana, anzi sono modenese”, ha dichiarato la donna, respingendo con forza il dibattito nato sulle origini marocchine della famiglia e sul tema dell’integrazione.

“Sono italiana e femminista”

Nel suo sfogo, la sorella di Salim El Koudri ha spiegato di sentirsi completamente italiana, sottolineando anche il proprio stile di vita e le proprie convinzioni personali. “Sono femminista, non porto il velo, noi non siamo immigrati da integrare”, avrebbe detto, parlando del clima che si è creato attorno alla vicenda dopo l’attacco di Modena.

Le sue parole hanno immediatamente acceso il dibattito sui social, dove migliaia di utenti stanno commentando il caso tra chi esprime solidarietà alla famiglia e chi invece continua a concentrarsi sul tema dell’integrazione delle seconde generazioni.

“Era il primo della classe”

Secondo il racconto della famiglia, Salim El Koudri sarebbe sempre stato un ragazzo molto studioso, riservato e considerato brillante a scuola. La sorella lo descrive come “il primo della classe”, un giovane con grandi aspettative e una forte pressione personale legata al futuro e al lavoro.

Dopo la laurea in Economia, però, qualcosa avrebbe iniziato lentamente a cambiare. L’isolamento, le difficoltà nel trovare un’occupazione stabile e il disagio personale avrebbero progressivamente modificato il suo comportamento.

Il disagio psicologico

Nel corso degli anni sarebbero emersi episodi sempre più preoccupanti. Secondo quanto ricostruito, El Koudri avrebbe iniziato a isolarsi, chiudendosi sempre più in sé stesso e allontanandosi dagli amici.

La famiglia avrebbe inizialmente interpretato il suo stato come una forte depressione legata alle aspettative lavorative deluse. Successivamente sarebbero arrivati anche alcuni comportamenti giudicati insoliti, come telefonate alla base Nato di Camp Derby per chiedere lavoro e alcuni video pubblicati online contro personaggi pubblici.

L’avvocato della famiglia, Fausto Gianelli, sostiene che molti di questi episodi sarebbero compatibili con un disagio psichiatrico già molto profondo.

Il percorso nel centro di salute mentale

Secondo quanto emerso, Salim El Koudri era seguito dal Centro di Salute Mentale di Castelfranco Emilia già dal 2019. Ai medici avrebbe raccontato di soffrire di ansia, insonnia, tachicardia e di percepire voci durante la notte.

Gli specialisti gli avrebbero diagnosticato un disturbo schizoide della personalità associato a un episodio psicotico transitorio, prescrivendo una terapia farmacologica e un percorso di supporto clinico.

Negli anni il giovane avrebbe effettuato numerosi accessi presso la struttura sanitaria, senza però mai manifestare atteggiamenti aggressivi verso altre persone.

Il percorso terapeutico si sarebbe interrotto nel febbraio del 2024, quando El Koudri avrebbe smesso di presentarsi agli appuntamenti.

Il silenzio davanti ai magistrati

Nel frattempo proseguono le indagini della Procura di Modena per chiarire le motivazioni dietro l’attacco. Davanti al gip, Salim El Koudri avrebbe scelto quasi completamente il silenzio, limitandosi a consegnare i codici di sblocco del proprio telefono cellulare.

La difesa ha chiesto approfondimenti psichiatrici prima di ulteriori interrogatori, mentre gli investigatori continuano ad analizzare il materiale informatico sequestrato. Al momento gli inquirenti escludono collegamenti concreti con ambienti terroristici o radicali.

La vicenda continua intanto a dividere l’opinione pubblica italiana tra il tema della salute mentale, quello dell’integrazione e il dramma umano vissuto dalle vittime e dalla stessa famiglia dell’uomo arrestato.