Roberta Ragusa, Antonio Logli: “La verità, quella vera, prima o poi verrà a galla”.

A due anni dalla sua condanna nel carcere di Massa Carrara, Antonio Logli, destinato a trascorrere altri 18anni tra le mura del carcere toscano per via dell’apparente omicidio e occultamento della moglie Roberta Ragusa, ha scritto a Fanpage.it:

“L’unica cosa che mi spinge ad andare avanti è il bene che nutro nei confronti della mia famiglia. Per questo non ho ancora perso la speranza. La verità, quella vera, prima o poi verrà a galla”.

LO SFOGO DI ANTONIO LOGLI

“Oggi sono esattamente due anni che mi trovo ingiustamente detenuto nel carcere di Massa Carrara, dove sconto la pena per aver ucciso la madre dei miei figli che ancora oggi, dopo nove anni, risulta essere scomparsa.

Anche se il clima che si respira qui a Massa é buono, tutto è terribilmente difficile.

L’unica cosa che mi spinge ad andare avanti è il bene che nutro nei confronti della mia famiglia. Per questo non ho ancora perso la speranza.

La verità, quella vera, prima o poi verrà a galla”, ha dichiarato Logli nel giorno del suo secondo anniversario di detenzione.

L’EMBLEMATICA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

Roberta Ragusa, imprenditrice toscana, sparì nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua casa di Gello, una frazione del comune di San Giuliano Terme in provincia di Pisa.

Da allora non fu mai più ritrovata.

Le indagini puntarono fin da subito verso il marito, Antonio Logli, il quale ha sempre dichiarato la sua innocenza e sostenuto la versione secondo cui la donna si sarebbe allontanata volontariamente da lui.

Secondo la ricostruzione, quella sera Roberta scoprì la relazione dell’uomo con Sara Calzolaio, la segretaria dell’autoscuola di proprietà della famiglia Logli.

Ne scaturì dunque un litigio che vide la donna uscire di casa in pigiama. A quel punto Logli l’avrebbe raggiunta, condotta in una via appartata e, infine, uccisa e nascosto il cadavere.

La mattina seguente fu lui stesso a denunciarne la scomparsa.

Alle indagini seguì un processo giudiziario durato ben sette anni. Al termine la Cassazione, il 10 luglio del 2019, confermò la condanna a 20 anni.

IL RICORSO DELL’UOMO

L’uomo si era anche rivolto alla Corte europea per i diritti dell’uomo con l’intento di dimostrare la sua innocenza, ma il suo tentativo non è andato a buon fine e lo scorso aprile la Corte ha respinto il suo ricorso. (di Gabriele G.)