Quirinale, Bersani: “Il capo dello Stato abbia un legame forte con la Costituzione antifascista”

Il dibattito sul futuro del Quirinale si arricchisce di una nuova voce di peso a sinistra: quella di Pier Luigi Bersani. In un’intervista a Repubblica, l’ex segretario del Partito Democratico interviene sull’ipotesi, evocata da Giorgia Meloni, di un capo dello Stato espressione del centrodestra, e ne fa l’occasione per un attacco più ampio alla riforma della legge elettorale e per un appello all’unità dell’opposizione. Posizioni nette, che rappresentano il punto di vista di una parte del centrosinistra nel confronto in corso.

“Un legame forte con la Costituzione”

Il cuore del ragionamento di Bersani riguarda il profilo che, a suo giudizio, dovrebbe avere il futuro presidente della Repubblica. “In Italia fai il presidente se indossi i valori della Costituzione come un abito su misura. È questo che ti consente equilibrio e terzietà, un rapporto intimo con la Costituzione”, afferma.

Interrogato sull’ipotesi di un capo dello Stato di area centrodestra, l’ex segretario del Pd sposta il discorso dal piano degli schieramenti a quello dei valori: “Metterla sul piano degli schieramenti politici è fuorviante e strumentale”, sostiene, ricordando che in passato sono stati eletti presidenti “con un rapporto intimo con la Costituzione senza potersi dire di sinistra”, come Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Per Bersani, dunque, la vera “garanzia di terzietà” sarebbe un nome legato ai valori della “Costituzione antifascista”.

Le critiche alla legge elettorale

La parte più dura dell’intervista riguarda la riforma elettorale, su cui Bersani non usa mezzi termini, parlando di “due mega vergogne”. La prima, a suo dire, sarebbe “la rottura dell’equilibrio costituzionale”, con una legge che a suo giudizio consentirebbe a una maggioranza parlamentare, espressione di una minoranza nel Paese, di decidere anche sulle funzioni di garanzia. La seconda riguarderebbe la sottrazione al cittadino della possibilità di scelta.

Anche sull’ipotesi di introdurre le preferenze, l’ex ministro si dice non convinto che basterebbero a risolvere il problema, ribadendo la propria preferenza per “collegi molto piccoli”. Si tratta, va precisato, di valutazioni politiche di parte, che la maggioranza contesta: il centrodestra rivendica infatti la riforma come uno strumento di stabilità, e il confronto sul tema resta aperto e molto acceso.

L’analisi su Vannacci

Un passaggio è dedicato a Roberto Vannacci e al suo peso crescente. Secondo Bersani, il leader di Futuro Nazionale non rappresenterebbe un’alternativa alla destra di governo, bensì un concorrente interno alla stessa area: “Mette più pepe sugli stessi slogan”, sostiene, invitando il proprio schieramento a “combatterli tutti e tre”, riferendosi a Meloni, Salvini e allo stesso Vannacci. Un’analisi che riflette la lettura del centrosinistra, mentre nel centrodestra i rapporti con Futuro Nazionale sono oggetto di una dialettica tutta interna.

L’appello all’unità del centrosinistra

La parte finale dell’intervista è un appello all’unità delle opposizioni. Bersani indica in Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra i tre soggetti chiamati a costruire un percorso comune, a partire da una riflessione sui valori e sui contenuti prima ancora che sulla leadership. “Una volta che si decide, si parli con una voce sola”, afferma, mostrandosi possibilista anche sulle primarie, purché arrivino “a valle di un processo di aggregazione”.

Sul possibile ruolo di Matteo Renzi, l’ex segretario si dice contrario a porre veti: “Porsi il problema di far campagna contro Renzi mi pare privo di senso”, pur rassicurando i più scettici. E respinge l’idea di clausole scritte a garanzia dell’alleanza: “Non andiamo dal notaio, per favore. Il centrosinistra non è la destra”.

Un tassello nel dibattito

L’intervento di Bersani si inserisce in un confronto sempre più affollato sul futuro della presidenza della Repubblica, che vede posizioni molto distanti tra i due schieramenti e sfumature diverse anche all’interno della stessa sinistra. Se figure come Achille Occhetto hanno invitato a non drammatizzare l’ipotesi di un presidente di destra, Bersani insiste sul nodo dei valori costituzionali e sul rischio, a suo giudizio, insito nella riforma elettorale. Un dibattito destinato a restare centrale nei prossimi anni, in vista della scadenza del mandato di Sergio Mattarella, prevista per il 2029.