Il caso che aveva riacceso i riflettori sul suo nome si chiude con una conferma netta. La Procura generale di Milano ha ribadito il proprio giudizio favorevole alla concessione della grazia a Nicole Minetti, smentendo le accuse che nelle scorse settimane avevano fatto tornare l’ex consigliera regionale al centro dell’attenzione mediatica.
Le verifiche disposte dopo alcune pubblicazioni giornalistiche, infatti, non hanno fatto emergere alcun elemento a sostegno delle pesanti ipotesi circolate. Una conclusione che ribalta completamente il quadro che si era venuto a creare.
Leggi anche:Il parlamentare fuori strada con il SUV a Biella: tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti
Leggi anche:Selma aveva appena 13 anni e avrebbe dovuto sostenere a giorni gli esami di terza media
Leggi anche:Che condanna rischiano la madre della piccola Beatrice ed il compagno
La conferma della Procura generale

In una nota firmata dalla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, viene ribadito il parere favorevole alla grazia già espresso in precedenza. Gli approfondimenti, spiega la Procura, non hanno portato alla luce segnalazioni di reato, procedimenti giudiziari pendenti o coinvolgimenti in indagini.
Una posizione che riguarda non solo Nicole Minetti, ma anche l’imprenditore Giuseppe Cipriani, anch’egli chiamato in causa nelle ricostruzioni giornalistiche relative a presunte vicende all’estero.
Nessuna indagine in Spagna e Uruguay
Uno dei punti più delicati riguardava la presunta esistenza di procedimenti giudiziari in Spagna e in Uruguay. Su questo fronte, le verifiche sono state chiare: non risultano indagini aperte né coinvolgimenti a carico dei due nei due Paesi.
Un’accusa, dunque, che secondo i magistrati non ha trovato alcun riscontro concreto.
Smentite le voci sui festini
Gli accertamenti avrebbero inoltre smentito le dichiarazioni attribuite a una massaggiatrice e riportate dal Fatto Quotidiano, secondo cui Minetti avrebbe preso parte negli ultimi anni a feste caratterizzate dalla presenza di droga e rapporti sessuali.
Tali affermazioni, evidenzia la Procura generale, non avrebbero trovato conferma né nelle dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini difensive né nelle testimonianze rese ai carabinieri dalle persone informate sui fatti. In sostanza, nessun elemento ha supportato quelle ricostruzioni.
Nessuna irregolarità sull’adozione
Un altro aspetto finito sotto la lente degli inquirenti riguardava la procedura di adozione di un minore. Anche in questo caso, secondo quanto riportato nel documento della Procura generale, non sarebbero emerse anomalie o irregolarità di alcun tipo.
Un ulteriore tassello che contribuisce a smontare l’intero impianto delle accuse circolate sui media.
Una conclusione netta
Il giudizio dei magistrati non lascia spazio a interpretazioni. I fatti riportati nelle notizie di stampa da cui aveva preso origine l’attività di verifica, affermano, non corrisponderebbero al vero, e non sarebbero emersi elementi in contrasto con il quadro già valutato in precedenza.
Alla luce di queste risultanze, la Procura generale di Milano ha confermato il proprio orientamento favorevole, ritenendo che non vi siano elementi nuovi capaci di modificare il giudizio espresso nel procedimento che ha portato il Presidente della Repubblica a concedere la grazia.
Una vicenda che, dopo settimane di indiscrezioni e ricostruzioni, sembra dunque trovare una sua definizione. E che restituisce centralità non alle voci circolate, ma a quanto effettivamente accertato dalle autorità competenti. Un finale che, con ogni probabilità, continuerà comunque a far discutere, vista la notorietà del personaggio e la delicatezza dei temi toccati.