L’arrivo in ritardo di Giorgia Meloni alla cena di gala del vertice Nato di Ankara, martedì, ha riacceso l’attenzione dei media su un tema che accompagna da tempo la presidente del Consiglio: i suoi ritardi in occasione di alcuni importanti appuntamenti internazionali. Un aspetto che, a seconda delle interpretazioni, viene ricondotto a ragioni organizzative o letto in chiave politica.
L’arrivo ad Ankara

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La premier è atterrata ad Ankara, dopo poco più di due ore di volo, quando la cerimonia iniziale era già in corso. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, padrone di casa dell’evento, aveva ricevuto sulla soglia del palazzo presidenziale i principali leader dei Paesi Nato e delle istituzioni europee invitati alla cena. Il primo ad arrivare era stato lo spagnolo Pedro Sánchez, l’ultimo, circa 40 minuti più tardi, il presidente statunitense Donald Trump, entrato nel palazzo proprio insieme a Erdogan. Circa un quarto d’ora dopo è arrivata Meloni, accolta dal vicepresidente turco Cevdet Yilmaz quando ormai gli altri ospiti erano già stati ricevuti.
Il contesto dei rapporti con Trump
L’appuntamento arrivava in un momento delicato per la premier. Nei giorni precedenti il presidente americano aveva infatti rinnovato le proprie critiche nei suoi confronti, lasciando intendere che non avrebbe gradito la vicinanza di Meloni durante il summit. La presidente del Consiglio aveva fatto sapere che non avrebbe replicato alle provocazioni, scegliendo una linea di prudenza e mantenendo, secondo quanto riferito dai suoi collaboratori, un atteggiamento improntato alla freddezza istituzionale nei confronti di Trump.
Un precedente storico
La scena ha richiamato alla memoria un episodio per certi versi analogo, seppur in un contesto internazionale molto diverso. Nell’aprile del 2009, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi arrivò a Baden-Baden, in Germania, per una riunione Nato: mentre la cancelliera Angela Merkel si predisponeva ad accoglierlo, Berlusconi scese dall’auto con il cellulare all’orecchio, facendo segno di non poter interrompere la telefonata. L’allora premier spiegò di essere impegnato in una conversazione con Erdogan relativa alla nomina del segretario generale della Nato.
🇮🇹🇹🇷 Stunning Giorgia Meloni was the last leader to join the NATO summit dinner in Ankara
That’s it — Trump is probably about to post photo. 😂 pic.twitter.com/rjLpk7hdSe
— NEXTA (@nexta_tv) July 7, 2026
I precedenti ritardi di Meloni
Quello di Ankara non è il primo ritardo della premier a un incontro internazionale. Il tema era emerso già il 13 dicembre 2022, quando Meloni, da poco insediata, arrivò con venti minuti di ritardo in aula alla Camera per le comunicazioni in vista del suo primo Consiglio europeo, giustificandosi con i problemi di viabilità di Roma.
Più di recente, il 5 giugno la presidente del Consiglio avrebbe dovuto partecipare a una riunione tra Unione Europea e Paesi dei Balcani Occidentali a Tivat, in Montenegro, ma dopo essersi attardata alla cerimonia per l’anniversario dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria, decise infine di non partire, rientrando a Roma. Il 27 marzo 2025 era invece arrivata per ultima a un incontro convocato da Emmanuel Macron all’Eliseo sulla sicurezza dell’Ucraina, manifestando poi con un comunicato il proprio scetticismo verso il cosiddetto gruppo dei “volenterosi”.
Le diverse letture
Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, in diversi casi i ritardi della premier avrebbero assunto un valore politico, venendo interpretati come un modo per segnalare irritazione o distanza rispetto ad alcune iniziative. Va però sottolineato che si tratta di una lettura interpretativa: in altre occasioni gli stessi ritardi sono stati ricondotti a ragioni puramente organizzative o logistiche, e in alcuni episodi, come durante il G20 di Rio de Janeiro del novembre 2024, hanno avuto un rilievo del tutto marginale, generando semmai curiosità più che polemica.
Dal canto suo, la premier ha in più occasioni ridimensionato la portata di questi episodi, ricordando come anche altri leader abbiano in passato saltato o ritardato la partecipazione a riunioni analoghe. Il dibattito, in ogni caso, resta aperto e continua ad alimentare le diverse interpretazioni sul comportamento della presidente del Consiglio nei consessi internazionali.