Emergono nuovi elementi sulla tragedia dei quattro sub italiani morti nella grotta di Alimatha, alle Maldive. A parlare è Sami Paakkarinen, speleosub finlandese di grande esperienza, tra i professionisti impegnati nelle operazioni di recupero dei corpi.
Le sue parole, raccolte dal Corriere della Sera, aggiungono dettagli importanti a una vicenda ancora piena di domande. Paakkarinen ha spiegato che l’intervento è stato complesso, ma concluso con successo grazie alla collaborazione tra la squadra di speleosub, Dan Europe, l’ambasciata italiana, le forze di difesa maldiviane e la polizia locale.
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Il recupero dei corpi nella grotta di Alimatha

Secondo quanto riferito dallo speleosub, le operazioni si sono svolte in un ambiente estremamente difficile. La grotta si trova a una profondità superiore ai 60 metri, una quota che rende qualsiasi intervento molto più rischioso rispetto a una normale immersione ricreativa.
Paakkarinen ha parlato di un’operazione delicata, in cui ogni passaggio doveva essere pianificato con precisione. A quelle profondità non basta la normale attrezzatura da immersione: servono competenze specifiche, strumenti avanzati e una gestione molto rigorosa dei tempi sott’acqua.
Il sub finlandese ha raccontato di aver provato un grande sollievo dopo il completamento del recupero, sottolineando l’importanza di aver potuto aiutare le famiglie e le autorità in un momento così doloroso.
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La frase sulla corrente: “Non poteva risucchiare nessuno”
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda l’ipotesi del cosiddetto risucchio. Nei giorni successivi alla tragedia si era discusso della possibilità che una corrente particolarmente forte potesse aver trascinato i sub all’interno della grotta.
Paakkarinen ha però ridimensionato questa ricostruzione. Secondo la sua valutazione, all’interno della cavità era presente soltanto una corrente molto leggera, legata al naturale movimento delle maree.
“La grotta, per così dire, respira”, ha spiegato l’esperto. Questo significa che l’acqua può entrare e uscire dalla cavità, ma non con una forza tale da trascinare una persona senza controllo.
Per lo speleosub, quindi, non sarebbe possibile parlare di una corrente capace di risucchiare accidentalmente qualcuno all’interno della grotta.
“Non si entra per caso in una grotta così”
Un altro punto centrale riguarda la possibilità che i sub siano finiti nella grotta senza rendersene conto. Anche su questo Paakkarinen è stato molto netto.
Secondo il sub finlandese, in un ambiente come quello delle Maldive, con condizioni di visibilità generalmente molto buone, il passaggio dalla luce esterna al buio della grotta sarebbe immediatamente percepibile.
In altre parole, l’ingresso in una cavità sommersa di quel tipo non sarebbe qualcosa che avviene in modo inconsapevole. Il cambiamento visivo, secondo l’esperto, è evidente e rappresenta un segnale chiaro per qualunque sub.
Proprio per questo le sue dichiarazioni alimentano ulteriori interrogativi sulla dinamica dell’incidente e sulle scelte compiute nei momenti precedenti alla tragedia.
Perché servono trimix e attrezzature speciali
Paakkarinen ha poi spiegato cosa significhi immergersi oltre i 60 metri. A quelle profondità, l’aria normalmente utilizzata nelle immersioni ricreative non è più sufficiente per garantire lucidità e sicurezza.
Per questo vengono utilizzate miscele particolari come il trimix, composto da ossigeno, azoto ed elio. L’obiettivo è ridurre gli effetti della narcosi da profondità, una condizione che può compromettere la capacità di ragionare e prendere decisioni corrette sott’acqua.
Un altro strumento fondamentale in operazioni di questo tipo è il rebreather, un dispositivo che ricicla il gas respirato e permette di restare sott’acqua più a lungo rispetto alle bombole tradizionali.
Si tratta però di attrezzature complesse, che richiedono addestramento specifico. Anche un piccolo errore, in un contesto simile, può avere conseguenze gravissime.
Le GoPro e il materiale consegnato alle autorità
Durante il recupero sono state rinvenute anche le attrezzature dei sub, comprese alcune GoPro. Tutto il materiale è stato consegnato alle autorità competenti.
Proprio le eventuali registrazioni video potrebbero rivelarsi importanti per ricostruire gli ultimi istanti prima dell’incidente. Le immagini, se disponibili e utilizzabili, potrebbero chiarire la posizione dei sub, le condizioni nella grotta e la sequenza degli eventi.
Al momento, però, resta necessario attendere le valutazioni ufficiali degli investigatori. Le parole dello speleosub rappresentano un contributo tecnico importante, ma non sostituiscono l’esito delle indagini.
Una tragedia che lascia ancora molte domande
La morte dei quattro italiani ha scosso profondamente il mondo della subacquea e l’opinione pubblica. Le dichiarazioni di Paakkarinen aggiungono un elemento rilevante: secondo lui, la grotta non avrebbe avuto una corrente abbastanza forte da trascinare i sub e non sarebbe stato possibile entrarvi senza accorgersene.
Resta quindi da capire cosa sia accaduto davvero durante quell’immersione. Le autorità dovranno valutare il materiale recuperato, le attrezzature, le eventuali immagini registrate e le testimonianze disponibili.
Nel frattempo, il messaggio finale dello speleosub è un richiamo alla prudenza: non si dovrebbe mai entrare in una grotta senza una preparazione adeguata e senza essere certi di poter tornare indietro.