Le parole di Mauro Corona sull’Hantavirus hanno rapidamente acceso il dibattito sui social e nei programmi televisivi. Lo scrittore e alpinista, ospite della trasmissione È sempre Cartabianca su Rete 4, è intervenuto durante il confronto dedicato ai casi monitorati dopo il focolaio registrato sulla nave da crociera MV Hondius.
Da giorni il tema dell’Hantavirus è tornato al centro dell’attenzione mediatica internazionale, soprattutto dopo le notizie relative ai passeggeri della nave e ai controlli sanitari avviati in diversi Paesi europei. In questo clima di forte attenzione, le dichiarazioni di Corona hanno immediatamente fatto discutere.
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Le parole di Mauro Corona in diretta tv
Durante il collegamento con Bianca Berlinguer, Corona ha spiegato di non sentirsi particolarmente allarmato dall’attuale situazione sanitaria, pur invitando comunque alla prudenza.
“Il nuovo virus non mi preoccupa, però bisogna aspettare come evolve la situazione”, ha dichiarato lo scrittore nel corso della trasmissione.
Corona ha poi espresso vicinanza alle persone coinvolte e alle famiglie delle vittime, ricordando come ogni perdita umana rappresenti sempre un dramma. Ma è stata soprattutto la frase successiva a scatenare le reazioni online.
La frase sui virologi che divide il web
“Più che preoccuparmi il virus, mi angoscia l’idea di tornare di nuovo con i virologi, gli infettivologi, gli pneumologi e avere le mascherine…”, ha detto Corona durante il dibattito televisivo.
Bentornati a #ÈsempreCartabianca! Hantavirus, il commento di Mauro Corona: “Non mi preoccupa ma mi angoscia tornare ai tempi dei virologi e delle mascherine” pic.twitter.com/Jjd5QFiYNZ
— È sempre Cartabianca (@CartabiancaR4) May 12, 2026
Una battuta che nel giro di pochi minuti è diventata virale sui social network, dividendo il pubblico. Da una parte c’è chi ha condiviso il riferimento agli anni della pandemia Covid e alla presenza costante di esperti, bollettini e restrizioni. Dall’altra, invece, molti utenti hanno criticato le parole dello scrittore, ritenendole fuori luogo in una fase ancora monitorata dalle autorità sanitarie.
Il riferimento al periodo del Covid è apparso evidente a tutti. Corona ha richiamato indirettamente quel clima di emergenza sanitaria che aveva segnato profondamente la vita quotidiana di milioni di persone tra lockdown, mascherine e continui aggiornamenti televisivi.
L’Oms continua a rassicurare sulla situazione
Nel frattempo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a mantenere una linea prudente ma rassicurante sul focolaio collegato alla nave MV Hondius.
Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha ribadito che, almeno al momento, non esistono elementi che facciano pensare a una nuova pandemia globale. Secondo quanto spiegato dagli esperti, il rischio sanitario internazionale viene ancora considerato basso.
I casi confermati risultano infatti circoscritti soprattutto ai passeggeri della nave e ai contatti più stretti monitorati dalle autorità sanitarie. Continuano intanto i controlli in Italia e negli altri Paesi europei coinvolti nella sorveglianza epidemiologica.
Cos’è il ceppo Andes dell’Hantavirus
L’attenzione degli specialisti resta concentrata soprattutto sul cosiddetto ceppo Andes, una variante dell’Hantavirus diffusa principalmente in Sud America e differente rispetto agli hantavirus tradizionalmente presenti in Europa.
La particolarità di questo ceppo riguarda la possibilità, ritenuta comunque limitata, di trasmissione tra esseri umani attraverso contatti molto stretti e prolungati. Gli esperti continuano però a sottolineare che il contagio non avviene facilmente e che i protocolli sanitari attivati servono proprio a prevenire eventuali nuovi focolai.
Per questo motivo le autorità invitano alla prudenza ma anche a evitare allarmismi. Al momento, spiegano gli specialisti, non esistono segnali che facciano pensare a una diffusione incontrollata del virus.
Nonostante ciò, il tema continua ad alimentare discussioni pubbliche e televisive. E proprio le parole di Mauro Corona hanno riportato al centro del dibattito anche il rapporto tra informazione, paura collettiva e memoria degli anni della pandemia.