Garlasco, Marco Poggi rompe il silenzio dopo 19 anni

Un silenzio durato quasi vent’anni si interrompe davanti alle telecamere. Per la prima volta da quando i riflettori si sono nuovamente accesi sul caso di Garlasco, la famiglia della vittima sceglie di far sentire la propria voce. A parlare è Marco Poggi, fratello di Chiara, la 26enne uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia.

L’intervista, un’esclusiva di Quarto Grado in onda venerdì 5 giugno, restituisce il peso di anni vissuti sotto la lente del sospetto e del dolore.

Le parole di Marco Poggi

Oggi Marco ha 37 anni, vive in Veneto, lavora come impiegato e conduce una vita estremamente riservata. Sotto i riflettori, però, ci è finito suo malgrado: “Si sono fatte ipotesi su di me, non ci posso fare nulla”, ha confessato, esprimendo la speranza di poter, prima o poi, voltare pagina.

Parole amare, quelle di chi ha dovuto subire non solo la perdita della sorella, ma anche il peso dei sospetti. “Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male”, ha dichiarato, aggiungendo che chi indagava avrebbe potuto smorzare alcune piste.

 

La difesa della memoria di Chiara

Il pensiero più doloroso, per Marco, riguarda l’immagine della sorella. A ferirlo più di ogni cosa, ha spiegato, sarebbe stato il modo in cui, a suo dire, sarebbe stato rovinato il ricordo di Chiara.

Un dolore che la famiglia continua a vivere: “Ci siamo tornati dentro, forse più di prima”, ha confidato il fratello, fotografando una ferita mai rimarginata e riaperta dai recenti sviluppi giudiziari.

Il nodo delle nuove indagini

L’intervista arriva infatti in un momento delicatissimo. Le indagini sul delitto sono state riaperte dalla Procura di Pavia, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, amico di Marco, oggi accusato in relazione all’omicidio. Resta valida, in ogni fase, la presunzione di innocenza.

A scendere in campo è l’avvocato di Poggi, Francesco Compagna, che ha contestato il modo in cui i genitori di Chiara sarebbero stati trattati, definiti “oppositivi”. Come potrebbe, si è chiesto il legale, la famiglia della vittima vivere serenamente queste modalità d’indagine?

Lo scontro tra le parti

Dall’altra parte, anche la difesa di Sempio alza il muro. L’avvocato Liborio Cataliotti ha annunciato che non offrirà collaborazione alla consulenza psichiatrica disposta dalla Procura, ritenendola prematura.

Il procuratore Fabio Napoleone ha infatti disposto ulteriori accertamenti, nonostante la formale chiusura delle indagini dello scorso maggio, con i termini ancora pendenti fino al 28 settembre 2026. I consulenti dovranno esaminare le prospettazioni tecniche della difesa e valutarne la fondatezza scientifica. Una mossa che i legali dell’indagato giudicano intempestiva.

Il giorno del delitto

Al momento dell’omicidio, il 13 agosto 2007, Marco si trovava in vacanza in Trentino con i genitori, partito per la montagna otto giorni prima. All’epoca studente, aveva spiegato di non aver avvisato nessuno della partenza, non essendo loro abitudine salutarsi per una vacanza di pochi giorni.

Un dettaglio tornato al centro dell’attenzione, così come i contatti telefonici tra Sempio e l’abitazione dei Poggi nei giorni precedenti il delitto. Elementi su cui gli investigatori continuano a lavorare e che la stessa intervista promette di chiarire, in una vicenda che, a quasi vent’anni di distanza, continua a dividere e a far discutere.