Decreto Fiscale 2026 approvato: cambia tutto su tasse, multe e partite IVA

Il Decreto Fiscale 2026 è ufficialmente legge. Dopo il via libera già ottenuto al Senato, il testo è stato approvato in via definitiva anche alla Camera con 132 voti favorevoli e 81 contrari.

Il provvedimento introduce numerose modifiche che riguardano partite IVA, imprese, cartelle esattoriali, multe e tributi locali. Una manovra che il governo considera necessaria per alleggerire il peso fiscale e semplificare alcune procedure, ma che ha subito acceso lo scontro politico con le opposizioni.

Tra i punti più discussi ci sono le nuove regole sul concordato preventivo biennale, l’estensione della rottamazione quinquies e i cambiamenti per imprese ed e-commerce.

Concordato preventivo: cosa cambia per le partite IVA

giorgia meloni firma firmato oggi

Uno dei capitoli principali del decreto riguarda il concordato preventivo biennale, il sistema che permette alle partite IVA di concordare in anticipo le tasse da pagare con l’Agenzia delle Entrate.

Con le nuove norme vengono introdotti limiti agli aumenti di reddito richiesti dal Fisco ai contribuenti con punteggi ISA più bassi.

Nel dettaglio, il tetto massimo agli incrementi viene fissato al 30% per chi possiede un punteggio ISA compreso tra sei e otto, mentre sale al 35% per chi si trova sotto la soglia del sei.

Il decreto prevede inoltre lo slittamento della scadenza per aderire al concordato preventivo, che viene posticipata alla fine di ottobre.

Rottamazione quinquies: dentro anche IMU, Tari e multe

Tra le novità più attese c’è l’estensione della rottamazione quinquies anche ai tributi locali e alle sanzioni amministrative. Questo significa che potranno rientrare nella sanatoria anche debiti relativi a IMU, Tari e multe stradali accumulati tra il 2000 e il 2023.

L’applicazione della misura, però, non sarà automatica in tutta Italia. La decisione finale spetterà infatti ai singoli Comuni e alle Regioni, che dovranno deliberare l’adesione entro il 30 giugno.

Per chi aderirà alla rottamazione sarà inoltre previsto un margine di tolleranza di cinque giorni sui pagamenti delle rate.

Le novità per imprese ed e-commerce

Il decreto introduce cambiamenti anche per il mondo delle imprese.

Viene eliminato il vincolo del “Made in UE” per accedere all’iperammortamento. In pratica, le aziende potranno ottenere benefici fiscali per l’acquisto di macchinari tecnologici indipendentemente dal Paese di provenienza. La validità della misura viene estesa fino a settembre 2028.

Novità anche sul fronte e-commerce: slitta infatti al 30 giugno la tassa da due euro sui piccoli pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra UE.

Secondo il governo, il rinvio sarebbe legato a motivi tecnici e alla necessità di aggiornare i sistemi informatici delle Dogane.

Telemarketing aggressivo, la stretta sparisce dal testo

Uno dei punti che ha fatto maggiormente discutere riguarda il telemarketing aggressivo. Nel testo definitivo del decreto non compare infatti la stretta contro le chiamate invasive nel settore delle telecomunicazioni.

La misura è stata eliminata durante l’iter parlamentare per motivi di “omogeneità” del provvedimento ed è rimasta soltanto sotto forma di ordine del giorno. Una scelta che ha provocato critiche da parte di diverse forze politiche e delle associazioni dei consumatori.

Le opposizioni attaccano il governo

L’approvazione del Decreto Fiscale ha acceso immediatamente il confronto politico. Le opposizioni accusano il governo di aver costruito un provvedimento frammentario e privo di una strategia economica strutturale.

Dal Partito Democratico sono arrivate critiche sulla gestione della pressione fiscale e sull’utilizzo di sanatorie considerate penalizzanti per i contribuenti più regolari. Anche Azione ha contestato il metodo utilizzato, definendo il decreto un testo “omnibus” che affronta temi troppo diversi tra loro senza una visione complessiva.

Critiche anche da Alleanza Verdi e Sinistra, che ha accusato l’esecutivo di non aver fornito risposte concrete su temi come energia e Mezzogiorno.

Il governo difende il decreto

La maggioranza, invece, rivendica il provvedimento sostenendo che le nuove norme serviranno a semplificare il rapporto tra cittadini, imprese e Fisco. Secondo il governo, le modifiche approvate puntano a rendere più sostenibile il sistema fiscale per autonomi e aziende, oltre a favorire la regolarizzazione dei debiti accumulati negli ultimi anni.

Il Decreto Fiscale 2026 entra ora ufficialmente in vigore, ma il dibattito politico sulle sue conseguenze sembra destinato a proseguire ancora a lungo.