Costa Concordia, il docufilm Netflix riporta a galla la tragedia: cosa fa oggi Schettino e chi è stato risarcito

La notte del 13 gennaio 2012 la nave da crociera Costa Concordia si incagliò nei pressi dell’Isola del Giglio, in uno dei più gravi disastri marittimi della storia recente. Il bilancio fu tremendo: 32 morti e 157 feriti. A quasi quindici anni da quella drammatica notte, il docufilm Netflix Costa Concordia – Incubo in mare ha riportato la vicenda all’attenzione del pubblico internazionale.

La produzione, diretta da James Rogan, ricostruisce le ore dell’evacuazione dando voce ai superstiti e restituendo il terrore vissuto a bordo. Un racconto che ha riacceso l’interesse su quella tragedia e sui suoi protagonisti, molti dei quali coinvolti loro malgrado.

Cosa fa oggi Francesco Schettino

Il comandante Francesco Schettino, ritenuto il principale responsabile della manovra del cosiddetto “inchino” che causò lo squarcio di 70 metri nello scafo, è recluso nel carcere romano di Rebibbia dal 2017. La sua condanna a 16 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, lesioni, naufragio colposo e abbandono della nave è passata in giudicato dopo la pronuncia della Cassazione.

Oggi l’ex capitano gode di permessi per uscire dall’istituto. Nella primavera del 2025 i suoi legali avevano presentato istanza per la semilibertà lavorativa, con un progetto di impiego presso la Fabbrica di San Pietro, in Vaticano, per la digitalizzazione di archivi e beni culturali. La notizia aveva riacceso polemiche in Italia e all’estero, ma è stato lo stesso Schettino a ritirare la richiesta, per difficoltà legate alla proposta lavorativa. L’ex comandante ha fatto sapere, tramite il legale, che tornerà a presentare istanza qualora si presentino nuove opportunità.

I passeggeri risarciti dopo il naufragio

Sul fronte dei risarcimenti, le transazioni hanno coperto la maggior parte delle persone coinvolte. Al termine del percorso giudiziario, Costa Crociere ha risarcito circa l’85% dei presenti a bordo: hanno accettato l’accordo 2.623 passeggeri sui 3.206 totali, a cui si aggiungono 964 membri dell’equipaggio su 1.023.

L’erogazione complessiva della compagnia è stata di circa 66,5 milioni di euro: 24,5 milioni destinati ai familiari delle vittime e 17,5 milioni al personale di bordo. Ai naufraghi superstiti è andata una quota compresa tra gli 11mila e i 14mila euro, con importi più alti stabiliti dai tribunali per i casi di stress post-traumatico.

Gli altri protagonisti di quella notte

Tra le figure tornate alla ribalta con il documentario c’è Gregorio De Falco, l’ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno diventato celebre per la concitata comunicazione radio in cui intimava al comandante di tornare a bordo per mettere in salvo i passeggeri. Quella registrazione fece il giro del mondo. De Falco nel 2018 fu eletto senatore, per poi tornare, conclusa la parentesi politica, in Guardia Costiera.

Il documentario ripercorre anche il ruolo di Domnica Cemortan, all’epoca al centro di molte speculazioni mediatiche. Da quanto emerso, la donna si trovava sulla nave come passeggera e quella notte si prestò a tradurre in russo le istruzioni impartite dall’equipaggio, aiutando nelle comunicazioni ai passeggeri. Oggi vive in Moldavia, dove è diventata scrittrice e attivista per i diritti delle donne, e ha ricevuto un risarcimento come vittima del naufragio.

Cosa resta della Costa Concordia

Della nave, oggi, non rimane più nulla. Lo smantellamento, avvenuto a Genova con un processo di riciclo definito “green ship recycling”, si è concluso nel 2017 e ha permesso il recupero di circa il 90% dei materiali. Il docufilm, oltre a ricostruire la dinamica, si sofferma sui ritardi nell’ordine di abbandono che, secondo la narrazione, amplificarono la portata del disastro. Ma è soprattutto la forza delle testimonianze dei superstiti a restare impressa, a distanza di quasi quindici anni da una delle notti più buie della storia marittima italiana.