Ilaria Capua, la nota virologa che in questi mesi di pandemia ha spesso affrontato il tema coronavirus.

È tornata a fare delle dichiarazioni sulla situazione attuale, su come si è diffuso il VIRUS e su quello che potrebbero sperimentare gli USA in termini di contagi e di diffusione del COVID-19 nell’immediato futuro.

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In una trasmissione televisiva, “L’aria che tira”, la virologa ha dichiarato:

“il virus fa il virus e non fa la pandemia: dal suo punto di vista se ne sarebbe stato tranquillo nella foresta e non avrebbe fatto il salto di specie.

Noi gli abbiamo permesso di salire in aereo e di diffondersi in tutto il pianeta.

La pandemia si è generata perché viviamo in un sistema più veloce di quanto dovrebbe essere.

Il virus si è diffuso in una settimana nei 5 continenti.

Ci ha trovati tutti impreparati, non ce lo aspettavamo così contagioso, ma l’Italia di ora non è l’Italia di gennaio”.

Facendo riferimento ad un sistema che ha imparato a fronteggiare l’emergenza grazie al sistema sanitario che ha fatto i salti mortale per amplificare i posti di terapia intensiva e non solo.

Ricordiamo che Ilaria Capua vive da 4 anni negli Stati Uniti, dove dirige l’One Health Center dell’University of Florida.

E proprio gli USA sono il continente più colpito con 2,18 milioni di casi positivi e quasi 120 mila morti.

Preoccupante anche la situazione del Brasile dove si registrano 92 mila casi positivi, 442 mila guarigioni e 45.456 decessi.

“Mi preoccupa molto la situazione negli Stati Uniti con queste proteste che sono il sistema perfetto per amplificare l’infezione.

Temo ONDATE MULTIPLE” ha inoltre aggiunto la Capua.

Un altro aspetto toccato dalla virologa riguarda i bambini e le vaccinazioni.

“Una preghiera alle mamme.

I bambini che hanno perso le vaccinazioni devono recuperarle, altrimenti tra 5 anni abbiamo adolescenti non vaccinati”, ha concluso

“Se ci sarà o meno una seconda ondata di Coronavirus in autunno? Difficile dirlo, ma dipenderà da noi, è tutto nelle nostre mani”.

Abbiamo la seconda ondata nelle nostre mani. Non possiamo cacciare il via il virus, ma imparare a conviverci e a proteggere i gruppi di persone più a rischio.

Dobbiamo assicurarci che quest’ultime restino a casa il più possibile”.

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