Da lunedì 1 marzo, a causa dell’impennata dei contagi, gran parte dell’Italia rischia di cambiare colore e vedere peggiorare la propria posizione, con conseguenti chiusure. In particolare, diverse Regioni passeranno da giallo verso l’arancione e addirittura il rosso. Alcuni governatori di Regione hanno già comunicato i cambiamenti che ci saranno.
Nelle Marche, il presidente Francesco Acquaroli ha reso noto che si passerà in zona arancione, a causa del peggioramento generalizzato, dopo che la scorsa settimana provvedimenti tampone erano stati presi in provincia di Ancona. Ben più grave appare la situazione di Molise e Basilicata, che passano in zona rossa.
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Zona rossa Coronavirus in Molise e Basilicata: c’è l’annuncio
Nel primo caso, era stato direttamente il presidente della piccola regione del Centro Sud, Donato Toma, a indicare la possibilità che l’intero territorio diventasse zona rossa e aveva spiegato di aver fatto a tal proposito esplicita richiesta al ministro della Salute, Roberto Speranza.
Il Molise ha già peraltro 33 comuni che rientrano nella zona rossa, per volontà del governatore regionale, che oggi spiega: “Attualmente, la terapia intensiva e le aree mediche sono in affanno. Purtroppo, siamo stati costretti a trasferire alcuni pazienti fuori regione”.
Da qui la richiesta dell’intervento dell’Esercito, di più posti letto e di interventi mirati da parte delle autorità nazionali.
Più sorprendente quanto avvenuto in Basilicata, che passa direttamente dalla zona gialla alla zona rossa: la decisione era per certi versi attesa, ma fino all’ultimo si è pensato si potesse scongiurare la più drastica delle soluzioni.
Per quanto riguarda invece gli ingressi in zona arancione, oltre alle Marche, sono quasi certe Piemonte e Lombardia, mentre Puglia e Lazio sono in bilico, ma dovrebbero riuscire a restare in zona gialla.
Ci sono poi diversi comuni che in queste ore stanno annunciando l’istituzione di zone rosse: tra questi ci sono Cecina, in provincia di Livorno, Santo Stefano Ticino, comune alle porte di Milano, e Monte San Giovanni Campano in provincia di Frosinone per presunti casi di variante inglese.