La nuova campagna pubblicitaria di Italia Viva contro Giorgia Meloni è diventata un vero caso politico nazionale. I manifesti comparsi nelle principali stazioni ferroviarie italiane hanno acceso polemiche immediate tra accuse di censura, ironia politica e tensioni tra opposizione e governo.
Al centro della bufera ci sono alcuni slogan lanciati dal partito guidato da Matteo Renzi nell’ambito della campagna per il 2×1000. Frasi provocatorie, realizzate con una grafica che richiama volutamente il periodo fascista, proiettate sui maxi-schermi di stazioni come Roma Termini e Milano Centrale.
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Tra le scritte che hanno fatto più discutere compare: “QVANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo”.
La richiesta di modificare la campagna

Nel corso della giornata, la società Grandi Stazioni Retail, che gestisce gli spazi pubblicitari nei principali scali ferroviari italiani, ha chiesto a Italia Viva di modificare i contenuti della campagna per poter ottenere il rinnovo dell’autorizzazione. Una decisione che il partito di Matteo Renzi ha definito immediatamente come un atto di censura politica.
“Ci tuteleremo in tutte le sedi, legali e istituzionali”, hanno fatto sapere da Italia Viva, parlando di una violazione della libertà di espressione prevista dalla Costituzione.
La vicenda ha rapidamente assunto una dimensione nazionale, trasformandosi in uno scontro politico tra maggioranza e opposizione.
Gli slogan contro Giorgia Meloni

La campagna pubblicitaria punta direttamente contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Oltre allo slogan sui ritardi ferroviari, altri cartelloni mostrano frasi come: “QVANDO C’ERA LEI i giovani scappavano dall’Italia” e “QVANDO C’ERA LEI l’Italia era meno sicura”.
L’utilizzo della grafica e del carattere tipografico richiama volutamente la propaganda del periodo fascista, elemento che ha contribuito ad alimentare ulteriormente le polemiche.
Molti utenti sui social hanno sottolineato il forte impatto visivo della campagna, soprattutto nei punti strategici delle grandi stazioni ferroviarie.
Renzi attacca Meloni e Salvini
A cavalcare immediatamente la polemica è stato Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio ha ironizzato sulla presunta irritazione della premier per la presenza dei manifesti accanto ai tabelloni dei treni in ritardo.
“Giorgia non devi arrabbiarti con me per i cartelloni pubblicitari: devi arrabbiarti con Salvini per i treni in ritardo”, ha dichiarato Renzi. Il leader di Italia Viva ha anche accusato il governo di voler limitare una semplice iniziativa politica e pubblicitaria.
Secondo Renzi, la richiesta di modificare i contenuti sarebbe la prova del fastidio provocato dalla campagna.
La replica di Ferrovie dello Stato
Nel pieno della polemica è intervenuto anche il gruppo Ferrovie dello Stato. FS ha precisato che gli spazi pubblicitari presenti nelle stazioni non vengono gestiti direttamente dal gruppo ferroviario, ma da una società esterna, Grandi Stazioni Retail, che opererebbe in autonomia.
Dal Ministero dei Trasporti, inoltre, sono arrivate smentite rispetto a presunti contatti tra Matteo Salvini e i vertici delle Ferrovie in merito alla vicenda.
Tuttavia, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, nelle ultime ore ci sarebbero state riunioni interne per affrontare il caso.
Italia Viva parla di “fine dell’impero”
La reazione di Italia Viva è stata molto dura anche attraverso le parole della capogruppo al Senato Raffaella Paita. “Chi ha deciso questa richiesta di modifica?”, ha chiesto pubblicamente la parlamentare, parlando apertamente di pressioni politiche.
Nel partito si starebbe già valutando la presentazione di un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.
Nel frattempo Italia Viva ha annunciato di voler chiedere anche il prolungamento della campagna pubblicitaria oltre i giorni inizialmente previsti.
Un nuovo scontro politico e mediatico
La vicenda dei cartelloni anti-Meloni rappresenta l’ennesimo scontro politico destinato a infiammare il dibattito pubblico nelle prossime ore. Da una parte c’è chi difende la campagna di Italia Viva come una provocazione politica legittima. Dall’altra chi considera gli slogan e la grafica utilizzata eccessivi e volutamente incendiari.
Intanto le immagini dei maxi-schermi nelle stazioni italiane continuano a circolare ovunque sui social, trasformando una semplice campagna per il 2×1000 in uno dei casi politici più discussi della giornata.