Le richieste devono essere presentate dal titolare dell’utenza elettrica, utilizzando le piattaforme online dell’Agenzia delle Entrate, tramite PEC o con raccomandata. Oltre alla questione tecnica, sussiste una problematica politica di fondo. Il Canone TV rappresenta una tassa che colpisce indiscriminatamente famiglie con consumi mediatici estremamente diversi, in un’epoca in cui il pluralismo informativo e la concorrenza delle piattaforme globali hanno profondamente trasformato il mercato audiovisivo.
Continuare a finanziare il servizio pubblico attraverso una tassa ancorata al possesso di un apparecchio sembra sempre più incoerente con la realtà digitale contemporanea. Da un punto di vista liberale, europeista e riformista, la vera sfida non è semplicemente semplificare l’ennesima autocertificazione, ma ripensare il modello di finanziamento del servizio pubblico. Questo dovrebbe renderlo più trasparente e progressivo, distaccandolo da una tecnologia ormai superata.
Finché questo nodo non verrà affrontato, il Canone Rai continuerà a essere una tassa formalmente legittima, ma politicamente fragile e socialmente contestata. Concludendo, il dibattito sul Canone Rai non è soltanto una questione fiscale, ma un’opportunità per riflettere sulla nostra società, su come consumiamo media e su come finanziamo il servizio pubblico in un’epoca di rapidi cambiamenti.