Accuse al primario: almeno 8 vittime di abusi. Ma l’Ordine dei medici revoca la sospensione

Il 6 maggio 2025 è una data che rimarrà impressa nella memoria collettiva di Piacenza. Quel giorno, un’ombra inquietante si è abbattuta sull’ospedale Guglielmo da Saliceto. Emanuele Michieletti, ex primario del reparto di Radiologia, è stato arrestato, inaugurando un capitolo oscuro della nostra sanità. Le accuse a suo carico sono gravissime: violenza sessuale nei confronti di almeno otto donne, tra cui colleghe e personale sanitario, tutte molestate o violentate proprio nel luogo dove avrebbero dovuto sentirsi più al sicuro.

Questa storia non è solo un caso di cronaca nera, ma un riflesso di una cultura che spesso ignora il dolore e il trauma delle vittime. L’inchiesta è iniziata con la denuncia di una dottoressa, un gesto di coraggio in un contesto in cui il potere spesso silenzia le voci di chi subisce abusi. Le indagini hanno svelato un quadro agghiacciante: 32 violenze sessuali registrate in soli 45 giorni.

Le testimonianze delle vittime sono strazianti. Descrivono aggressioni fisiche, palpeggiamenti e costrizioni subite nel silenzio assordante di corridoi che dovrebbero essere dedicati alla salute. Ma la vera domanda è: come è possibile che un uomo in una posizione di potere possa abusare della sua autorità in questo modo? Come possiamo spiegare il fatto che Michieletti, nonostante le gravissime accuse, continui a lavorare in uno studio privato, riabilitato dall’Ordine dei Medici?

In un sistema sanitario che dovrebbe garantire il benessere di tutti, ci troviamo di fronte a un dramma umano che ci costringe a riflettere. Le vittime, spesso, portano con sé un carico di vergogna e isolamento. La paura di essere giudicate, di non essere credute, di non essere ascoltate. Eppure, le loro storie meritano di essere raccontate, di essere ascoltate. Le indagini, ora concluse, sono un primo passo verso la giustizia, ma non possono cancellare il dolore subito. Michieletti, attraverso il suo legale, ha dichiarato di voler esaminare gli atti e di presentare memorie difensive.